Il diritto di scegliere

[di Stefania Battista]

Se c’è qualcuno in città ad aver dato  un senso a una parola abusata – resilienza – quella è Simonetta Nunziata. E più ancora Simonetta ha chiarito, a chi non l’avesse voluto comprendere, quanto “la cura sia un atto politico”. Un messaggio potente che ha trasmesso forte e chiaro anche alla platea, durante la sua premiazione a Palazzo di città per la Giornata internazionale della donna. Simonetta è infatti tra le “8 donne per l’8 marzo” del 2026. A candidarla al premio Francesca Galluccio, membro della Commissione Pari Opportunità. 

Di Simonetta Nunziata i nostri lettori hanno fatto già in parte la conoscenza nel 2023, quando Nero su Bianco pubblicò una sua lettera aperta con la quale esprimeva forti perplessità sul modo stesso di concepire l’inclusione. Perché, diceva allora Simonetta, “rendere Battipaglia una città a misura di tutti è un impegno che tutti (cittadini, enti, associazioni e istituzioni) sono chiamati ad assumere, abbattendo insieme ai gradini, tutte quelle barriere d’insalubre competizione, inutile diffidenza, sciocca conflittualità. Sulla base di una solidale collaborazione”. 

Tetraplegica perché colpita da una grave e progressiva forma di sclerosi, Simonetta è stata un’atleta, una brava cestista, per la precisione. Costretta sulla sedia a rotelle, si è battuta come una leonessa per portare avanti un progetto di vita indipendente. 

«Il suo intervento ha ricevuto una standing ovation – sottolinea Francesca Galluccio – perché ha toccato corde profonde. Ha parlato col cuore di una battaglia quotidiana per sentirsi “cittadina” come chiunque altro. La disabilità è una condizione difficile da percepire per chi non la vive. E rischia di fagocitare interamente la persona che hai di fronte: la vedi come persona con disabilità se sei sensibile, come diversa se non lo sei. Ma vederla semplicemente come persona… è difficile».

Tempo addietro Simonetta spiegava: «Non voglio essere considerata quella sfigata. Ma una persona che ha pari dignità di tutte le altre». E interessandosi di arte, cultura, associazionismo, difesa dei diritti, prima di tutto civili, e poi delle persone con disabilità, Simonetta ha dimostrato come si possa essere veri “cittadini”. 

E questo 8 marzo ha spiegato ancora, grazie al suo potente esempio di partecipazione attiva, che «Vita indipendente non vuol dire fare tutto da soli, ma poter scegliere. Scegliere come vivere, dove vivere, con chi vivere, e quali sostegni rendano possibile il proprio progetto di vita». 

Una donna che non “vuole una medaglia” o sentirsi un’eroina, ma che ringrazia invece le possibilità e il supporto ricevuti lungo la strada, faticosa, dell’indipendenza, e lancia un richiamo forte su quanto sia importante, necessaria, addirittura salvifica la “cultura”. 

«Credo profondamente che l’arte sia uno dei luoghi più alti della possibilità umana, – ha detto Simonetta – perché ci permette di esprimerci oltre le categorie, oltre gli stereotipi. Per questo abbiamo bisogno di più cultura, ma di una cultura viva, accessibile, capace di dare voce a tutti e tutte».

Nelle foto: Simonetta Nunziata

Facebooktwittermail