I Dsa nelle scuole superiori

I disturbi specifici dell’apprendimento sono un fenomeno emergente di grande impatto sociale. Secondo i dati dell’Associazione per la Dislessia i disturbi dell’apprendimento interessano circa l’8 percento della popolazione scolastica e, se non affrontati adeguatamente, provocano spesso, in chi ne è affetto, conseguenze sul piano psicologico, sociale e lavorativo. Finora, nelle scuole superiori, i disturbi specifici di apprendimento sono stati scarsamente riconosciuti, ma essi possono essere una delle principali cause di insuccesso, dispersione scolastica e disagio e devianza giovanile.
Infatti la varietà delle manifestazioni, quali dislessia, disgrafia, disortografìa, e il fatto che in questa fase della scolarizzazione i ragazzi compensino o cerchino di nascondere le proprie difficoltà, ostacola gli insegnanti nel riconoscere il comune denominatore, costituito dal disturbo specifico di apprendimento. La scarsa informazione sulla dislessia evolutiva è dovuta sia a mancata conoscenza specifica del problema da parte degli insegnanti, sia al fatto che fino a pochi anni fa gli studenti dislessici abbandonavano gli studi alla fine della licenza media.
Attualmente essi proseguono il percorso d’istruzione secondaria e pongono nuovi interrogativi ai docenti, affinché l’offerta scolastica possa loro garantire il successo formativo. È necessario quindi individuare casi di possibili dsa attraverso uno screening. Lo screening non ha le pretese di evidenziare in modo inequivocabile un disturbo, ma di individuare, con buon livello di attendibilità, i soggetti a rischio. Non si tratta di effettuare una diagnosi, ma piuttosto di indirizzare ad uno studio diagnostico una popolazione che presenta alcuni indici caratterizzanti. Per essere efficace, un test di screening deve essere semplice, rapido da somministrare e poco costoso, sia in termini di strumentazione che di impiego di risorse specialistiche.
Gli studi sulle cause dell’insuccesso scolastico di ragazzi del primo biennio delle superiori evidenziano inoltre come una serie di fattori, concorrenti con le difficoltà oggettive, acuiscano le problematiche dei ragazzi in questa fase: spesso essi non hanno chiari gli obiettivi da perseguire nel miglioramento del proprio processo d’apprendimento, non percepiscono la scuola come occasione di progresso e il progresso come utilizzo consapevole e attivo delle proprie risorse cognitive, ma solo come qualcosa di non controllabile.
Le emozioni in gioco nei processi d’apprendimento sono spesso negative: ansia, disorientamento, confusione e il ragazzo si percepisce semplicemente come inadeguato nell’affrontare i compiti. Si può ipotizzare che alcuni di questi alunni abbiano delle generali difficoltà d’apprendimento, altri dei disturbi specifici di apprendimento, altri ancora una mancanza di consapevolezza e controllo delle proprie capacità rispetto all’apprendimento.

20 ottobre 2017 – © Riproduzione riservata
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