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Globalizzazione virale

di NeroSuBianco
11 Febbraio 2016
in Articoli

Il punteruolo rosso (origine: Asia e Medio Oriente) ha annientato le palme e cambiato la fisionomia dei nostri giardini, la cinipide del castagno (Cina) ha azzerato la produzione di castagne, la zanzara tigre (Asia) ha reso spiacevoli i soggiorni all’aperto d’estate. Nel settembre 2014 il coleottero degli alveari (Sudafrica) è arrivato in Calabria e Sicilia distruggendo le colonie di api e compromettendo l’impollinazione e la produzione di miele. La xylella fastidiosa (America) sta cancellando gli oliveti secolari nel Salento. Il virus chikungunya (Africa) nell’agosto 2007 ha fatto la sua comparsa in Emilia Romagna con circa 200 casi di febbre molto alta, mal di testa, forti dolori articolari: un vero e proprio focolaio epidemico. In quest’ultimo periodo sta facendo parlare molto di sé Zika (Africa e Sudamerica). C’è un filo rosso che unisce tutti questi attori: la globalizzazione. Fino a qualche anno fa i protagonisti di questi misfatti se ne stavano nelle loro zone geografiche d’origine e lì procuravano danni. L’economia mondiale, sempre più a caccia di profitti, ha moltiplicato i commerci e gli spostamenti veloci di persone da una parte all’altra del globo ma ha anche comportato le suddette conseguenze indesiderate (oltre l’AIDS-HIV e l’influenza H1N1).
Zika è una delle ultime arrivate: è il nome di un virus scoperto nell’omonima foresta in Uganda nel 1947. Viaggiatori infetti l’hanno poi diffuso in Medio Oriente, Asia, America Latina. Attualmente è segnalata un’epidemia in Brasile. Quattro italiani, tre inglesi e due spagnoli rientrati in patria dal Sudamerica ne sono risultati affetti: sono i primi casi segnalati in Europa.
Il virus viene trasmesso dalle zanzare, nelle zone equatoriali dall’Aedes aegypti, mentre in quelle temperate dall’Aedes albopictus (zanzara tigre). Appartiene al genere dei Flavivirus di cui fanno parte anche i virus della febbre gialla, della dengue, dell’encefalite del Nilo e giapponese. La presenza oramai stanziale della zanzara tigre in Italia facilita la trasmissione del virus da una persona affetta a soggetti sani così come già accaduto nelle province di Ravenna, Forlì e Cesena con il virus chikungunya. Sembrerebbe che possa essere trasmesso anche con rapporti sessuali poiché è stato rinvenuto nel liquido seminale. Fortunatamente non è così letale come l’Ebola che riesce ad uccidere fino a 75 persone su 100 infette. La sintomatologia che produce nella maggioranza dei casi è lieve ed è rappresentata da febbre, mal di testa, occhi rossi e macchioline sulla pelle (esantema), sintomi non specifici e quindi non facilmente distinguibili da altre malattie virali. Nel 25% degli infetti non sono evidenti sintomi. Non è disponibile alcuna terapia o vaccinazione. La preoccupazione vera è legata all’infezione in gravidanza e alla probabile correlazione con malformazioni fetali e in particolare con la microcefalia (cranio piccolo e cervello poco sviluppato).  Il tasso di bambini colpiti da microcefalia in Brasile, dove si sono registrati migliaia di casi di virus Zika, è aumentato di 20 volte da quando si è scoperto il primo paziente. «In questo momento il vero allarme riguardo al virus Zika è il rischio che possa causare feti con microcefalia, come sembrano indicare alcuni studi [… ]. Suggerirei a chi è incinta o ha in programma una gravidanza di evitare un viaggio in Sud America». Il consiglio, anche in considerazione delle prossime Olimpiadi di Rio, arriva da Antonio Chirianni, presidente della Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali), dopo l’analogo alert lanciato dai Cdc (Centers for Disease Control and Prevention) americani.
L’esperto raccomanda a chi deve recarsi in zone infette di prevenire le punture delle zanzare con repellenti e con abiti che coprono la cute quanto più possibile e di valutare presso centri specialistici tutte le persone con febbre nelle tre settimane successive al rientro dalle suddette aree.
In definitiva la globalizzazione commerciale farà pure bene all’economia ma sicuramente meno all’ambiente e alla nostra salute.

12 febbraio 2016 – © Riproduzione riservata
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