Furti e risse, notti insicure

[di Carmine Landi]

La notte di Battipaglia ha cambiato rumore. Prima c’erano il silenzio e qualche auto di passaggio. Oggi il buio risuona diversamente: scatti di serrature divelte, antifurti urlanti, voci alterate nelle vie centrali. Forse è paura, quella che serpeggia, o magari qualcosa che le somiglia, e che si insinua lentamente tra le serrande abbassate e i locali deserti. 

Sono state tre settimane strane, quelle vissute dalla città. Sei episodi in successione, tra febbraio e marzo, hanno trasformato l’eccezione in una sorta di routine inquieta. Forse non è emergenza, forse sì. Di certo c’è che l’inquietudine ormai ha preso spazio nelle conversazioni dei cittadini, e le tracce dei raid notturni sono lì a ricordare che la tranquillità è un vago ricordo. 

Il primo episodio è nella notte tra il 27 e il 28 febbraio. Qualcuno entra nella pizzeria Capuano, in via Baratta, forza la porta, arraffa mille euro e sparisce. Tutto veloce, chirurgico, facile. Esattamente sette giorni dopo, stessa scena, a pochi metri di distanza: è il turno del ristorante Vitale, in via Plava. Stavolta il ladro trova appena cento euro. Forse un disperato, forse un tossicodipendente. Di sicuro non un professionista, ma il risultato è lo stesso: porte da cambiare, danni da riparare, amarezza da smaltire. 

Una settimana ancora e la notte battipagliese diventa più amara. È quella tra il 17 e il 18 marzo: poco prima della mezzanotte, due persone con felpe e volti mascherati irrompono nel ristorante Don Vittò, in via Gramsci, a due passi dal Comune. Il bottino è inesistente, i danni invece pesano. «Battipaglia diventa invivibile per i nostri figli», commenta con amarezza la proprietaria, Filomena Domini. La stessa notte, a poche centinaia di metri, scoppia una violenta rissa tra cittadini pakistani. Una rappresaglia alimentata dalla rivalità commerciale tra due locali di kebab: il titolare di un’attività tramontata, Usman Muhammad, guida un raid armato contro Ali Babà, il locale del concorrente più fortunato. Tre feriti lievi, l’intervento rapidissimo dei carabinieri del Norm, guidati dal capitano Donato Recchia, e Muhammad arrestato. Una violenza improvvisa e assurda, che spaventa più di una serratura forzata e d’un locale sfasciato. 

In questo clima agitato, nemmeno il bar Urban Jungle, all’incrocio tra via Hermada e via San Marco, resta indenne. In sette giorni, dall’11 al 19 marzo, due tentativi di furto falliti. I ladri provano prima con una pedana da cantiere, poi cercando di sfondare la vetrata. Restano fuori, ma le serrande e le porte cedono, esasperando la titolare, Valentina Ziccardi: «È impossibile lavorare così, ogni volta siamo noi a pagare i danni». 

Le forze dell’ordine raccolgono testimonianze, visionano filmati, lavorano per identificare i responsabili. Ma il punto, per Battipaglia, non sono più solo le indagini. È la percezione, sottile ma costante, che lo Stato non protegge i cittadini e i loro beni. Carabinieri e poliziotti hanno intensificato ulteriormente i controlli: in aula consiliare si reclama un piano integrato sulla sicurezza, per restituire fiducia ai cittadini. Non c’è emergenza, forse, ma il disagio è chiaro. I segnali della notte, quelli che fino a ieri parevano eccezioni, oggi sembrano diventati parte di un’inquieta normalità. E nessuno, a Battipaglia, può permettersi di sottovalutarli.

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