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Federico Conte

di NeroSuBianco
23 Febbraio 2018
in Articoli

La città del Sele


Dopo il vuoto istituzionale determinato dallo svuotamento di funzioni delle Province, e in previsione dei mutamenti che saranno determinati dall’istituzione dell’Area metropolitana di Napoli, è necessario un nuovo assetto territoriale della Regione che andrebbe ripensato e realizzato con piani di sviluppo e governance integrati e non contrapposti. Tutto in applicazione delle tre tendenze fondamentali dello sviluppo naturalistico definite al congresso di Montreal sull’ambiente: globale, per mettere in relazione le scelte con le attese civili; integrato, volto a inserire le opzioni in un quadro d’industrializzazione di processo (di sistema) e non solo di prodotto; e socialmente orientato, per interconnettere programmi e attitudini degli attori locali.
In questa prospettiva la provincia di Salerno andrebbe suddivisa in quattro grandi aree omogenee – Agro Nocerino-Sarnese, Salerno, Valle del Sele e Parco del Cilento, Diano, Alburni – che, utilizzando lo strumento legislativo dell’Unione dei Comuni (art.32 Tuel), possono evolvere in quattro città-territorio, con funzione di ambiti intermedi tra i municipi di cui si compongono e la Regione. Lo strumento progettuale va definito attraverso un concorso internazionale d’idee. Si tratta di una nuova dimensione istituzionale e territoriale per la Campania e il Mezzogiorno: un nuovo modello di organizzazione anche dal punto di vista economico e sociale, nel quale l’ambiente e i servizi in rete sarebbero i nuovi fattori dello sviluppo; uno sviluppo declinato per comparti omogenei e polifunzionali, per costruire una dimensione istituzionale e territoriale capace di realizzare nuovi modelli aggregativi anche dal punto di vista politico. Un nuovo modello di civitas. Tra queste avrebbe un ruolo di primo piano la Città del Sele, estesa su oltre 500 kmq, con al centro Battipaglia, racchiusi tra il mare e le colline, in cui spiccano potenzialità agricole di valore nazionale, tra le quali la quarta gamma, la florovivaistica e il pomodorino; le realtà industriali di nuova generazione, come il polo del polimero. Una città-diffusa che intorno ai suoi elementi identitari – i templi, il Sele, la litoranea pinetata – potrebbe costruire il suo rilancio e la sua funzione nazionale. Una risposta politica forte e qualificata alla città-pattumiera voluta da De Luca e dal PD! La Piana del Sele non può e non deve diventare il polo campano dei rifiuti. Ha bisogno, al contrario, di un piano integrato per la difesa del suolo, delle acque e dell’aria che riordini le competenze in materia di rifiuti e le riorganizzi per ambiti omogenei in ossequio al “principio di prossimità”, con mini-impianti tecnologicamente avanzati e sicuri (uno ogni centomila abitanti) così da assicurare un circolo virtuoso che produca lavoro “buono” e salvaguardi l’ambiente.

Committente: Alex Vocca

24 febbraio 2018 – © Riproduzione riservata
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