Quello che si apre, è l’anno delle elezioni comunali: un appuntamento importante, responsabilizzante, decisivo per il futuro di Battipaglia. Di qui ai prossimi mesi le bacheche social di tutti noi si riempiranno di proposte mirabolanti, di promesse ambiziose, di programmi elettorali da centinaia di punti. Tutto lecito, sacrosanto persino. A mio avviso, però, non basta. Anzi, non serve.
Battipaglia appare ai suoi abitanti totalmente abbandonata, lasciata a se stessa, svilita: sporcizia, erbacce, incuria sono ormai una triste normalità. Il centro città, quello che un tempo pullulava di negozi aperti con sudore e sacrificio, trasmessi di generazione in generazione da chi non poteva contare su niente se non sulle proprie mani e su un amore grande per il proprio lavoro, in cui venivano a fare acquisti da tutta la provincia, oggi non esistono quasi più.
Il più elementare diritto, quello alla libertà, è spesso negato, dal momento che esiste un coprifuoco di fatto per cui uscire da soli in certi orari, soprattutto in inverno e soprattutto se si è donna, significa mettere a repentaglio la propria incolumità o, nel migliore dei casi, doversi guardare le spalle con timore a ogni passo.
Battipaglia io non la riconosco più. Non ritrovo più quella Battipaglia che ho avuto il privilegio di conoscere da piccolo e che ha resistito fino alla mia adolescenza; quella, ancora più lontana, di cui mi raccontano mia madre e mia nonna e che rivive nelle loro menti e nei loro occhi, fatta di nomi, di volti amici, di punti di riferimento, ma anche di orgoglio, amor proprio ed un sano campanilismo; quella Battipaglia che aveva chiaro dove voleva andare perché aveva chiaro da dove veniva. Quella Battipaglia, oggi, semplicemente, non esiste più. Fa male scoprirlo. Fa male anche perché non so come convincere i miei coetanei a restare, quando mi confessano di voler scappare lontano da qui.
Scrivo per provare ad arrivare a tutti i candidati che nei prossimi mesi scenderanno nell’arena per accaparrarsi i voti dei battipagliesi. Prima dei parcheggi, dei festival, dei tagli alla TARI, del parco fluviale e di tutto quanto sarà certamente promesso di qui a breve, Battipaglia ha bisogno di una cosa sola: ritrovare se stessa. Ritrovare un senso, riappropriarsi di una visione, tornare a sentirsi comunità.
Perché quello che ha spinto le generazioni passate a costruire, mattone dopo mattone, questa città è stata la certezza di stare edificando qualcosa di più grande e più ambizioso di semplici edifici e strade: sapevano bene, infatti, che stavano costruendo il futuro, assicurandolo a chi sarebbe venuto dopo di loro.
Abbiamo bisogno, insomma, di riscoprire chi siamo stati e decidere cosa vogliamo diventare. Di guardare al passato con il ricordo e al futuro con desiderio. E abbiamo bisogno che chiunque ci guiderà sia il primo a credere in questo riscatto, sia il primo a essere innamorato di questa città e della sua storia, sia il primo a voler ricostruire una comunità dove ora sorgono le macerie. Del resto, non è mai troppo tardi per riscrivere il proprio destino.
12 settembre 2026 – © riproduzione riservata



