Cuba (troppo) libre

[di Ernesto Giacomino]

Il pet-killer suona sempre due volte. Nemmeno c’è stato tempo di rallegrarci dell’arresto del presunto animalicida in incognito che da mesi s’aggirava nella Battipaglia by night ad avvelenare gatti randagi, ed ecco che in città ricompaiono cadaveri felini. Che, oh, per carità, questi ultimi qua potrebbero essere pure imputabili a tristi fatalità, malattie o intossicazioni accidentali (d’altronde non è che in passato i gatti randagi invecchiassero tutti alle Maldive con lo spritz in mano) ma la ferita è ancora troppo aperta per non rimettersi a sospettare d’una malvagia e pianificata azione umana. E se fosse così anche stavolta, quindi, sarebbe opera di chi? Sempre dello stesso? Sempre lui, il reo confesso d’importazione cubana, che già a dicembre aveva ammesso i misfatti giustificandoli come riti propiziatori d’una religione sconosciuta che pare essere l’unico al mondo a professare?C’è da dire che l’ipotesi di recidiva inquieterebbe gli animi, e non poco. Quantomeno perché – va ammesso – aver lasciato a piede libero uno che è convinto che uccidendo gatti si diventi più forti e intelligenti per intercessione divina non è parsa, ai più, una mossa indovinatissima. Facile, dico, che tra i fumi di cotanto fervore mistico non l’abbia nemmeno capito, che lo attendono un processo e una probabile incarcerazione. Magari avrà creduto d’averla fatta franca.
Sull’altro versante, però, non va escluso niente. Perché il rischio di uno o più emulatori, considerando le centinaia di teste di ceppo presenti nella fiumana di giovanotti che mettiamo in strada, è bell’e che concreto. La cronaca ne è piena, di balordate messe in opera per sfida, per impressionare gli amici o apparire truci e dannati a una qualche oca giuliva di pari capacità cognitive.
Dubbi, insomma. E incertezze, sospetti, elucubrazioni. Tant’è che, per non saper né leggere né scrivere, stavolta non s’è lasciato nulla al caso s’è andati dritti a ricorrere all’autorità più accreditata in fatto di malcontenti popolari: la trasmissione televisiva “Striscia la notizia”. La stessa trasmissione, per capirci, sollecitata ma mai intervenuta quando s’è trattato di documentare miasmi, emergenze rifiuti, abusivismi vari e, più di recente, la delicata vicenda della minaccia di chiusura dello stabilimento Treofan.
Ma tant’è: Ricci & compagnia, ricevuto l’invito, prontamente ci mandano il loro esperto in questioni animaliste, Edoardo Stoppa. Il quale, come da protocollo, pensa bene d’andare a istigare sotto casa sua non un tizio qualunque, ma il presunto autore degli avvelenamenti dei felini.
Com’è finita? Com’era più che prevedibile, naturalmente: giornalista e troupe affrontati coltello alla mano, e un agente di Polizia ferito. “Striscia” si porta a casa l’ennesimo servizio shock da picco d’audience e noi l’illusione di una medaglietta in petto che scambiamo per lampi di notorietà. Quando in realtà, alla ribalta nazionale, abbiamo portato solo il fatto che qua i conti sono proprio come Stoppa: non ci torneranno mai.

18 gennaio 2019 – © Riproduzione riservata

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