[di Carmine Landi]

Alcune delibere scorrono silenziose tra le pieghe della burocrazia. Altre, pur nascendo come atti tecnici, finiscono per scuotere equilibri politici e accendere interrogativi profondi. Il Piano integrato di attività e organizzazione (PIAO 2026-2028), approvato dalla Giunta Francese, rientra pienamente in questa seconda categoria: un documento complesso, denso, che prova a ridisegnare la macchina comunale e che ha già prodotto le prime fratture. Il dato da cui partire è uno, apparentemente lineare: 179 dipendenti in servizio a fine 2025. Un organico che il Piano considera sostenibile rispetto ai parametri ministeriali, lasciando spazio a nuove assunzioni grazie a margini finanziari significativi, superiori a 1,7 milioni di euro teorici. Da qui si sviluppa il cuore del PIAO: il fabbisogno di personale per il triennio. Il numero che colpisce è 34 unità a tempo indeterminato. Ma fermarsi a questa cifra significherebbe non cogliere la reale natura del Piano. Perché quelle 34 unità sono un contenitore eterogeneo. Dentro ci sono sì nuove assunzioni tramite concorso, ma anche stabilizzazioni di personale già impiegato, progressioni verticali, utilizzo di graduatorie esistenti, mobilità da altri enti e persino trattenimenti in servizio. In altre parole: non tutto ciò che viene conteggiato è “nuovo ingresso” in senso stretto. Ben 32 unità sono concentrate nel solo 2026.
Scendendo nel dettaglio, il Piano individua con chiarezza i settori da rafforzare. L’area tecnica è tra le più interessate, con nuove figure e stabilizzazioni; l’area amministrativa viene implementata; l’Avvocatura comunale viene potenziata con un avvocato e funzionari dedicati; la Polizia Municipale vede l’ingresso di nuovi agenti. Accanto a questo, si inserisce un blocco consistente di stabilizzazioni legate soprattutto a profili tecnici. Parallelamente, il PIAO prevede anche 12 unità a tempo determinato. Anche qui, però, il dato va letto con attenzione: 8 sono proroghe di personale già in servizio su progetti PNRR, mentre solo 4 rappresentano nuove assunzioni stagionali, destinate in particolare al rafforzamento della Polizia Locale nei periodi di maggiore necessità. È su questa architettura che si innesta la tensione politica. Il consigliere Pierpaolo Greco lascia l’aula consiliare nel momento chiave, facendo venir meno il numero legale e bloccando la seduta. Un gesto che pesa e che viene accompagnato da parole misurate ma inequivocabili: «Pongo una questione di merito. Le decisioni della giunta devono essere concertate con i consiglieri. Non sono fuori dalla maggioranza, ma esprimo perplessità che di sicuro sindaca e colleghi consiglieri recepiranno, perché non parlo nel mio interesse, bensì in quello della città».
Il punto sollevato è politico prima ancora che tecnico: il metodo. La sensazione, maturata all’interno della maggioranza, è che il Piano sia stato costruito senza un confronto preventivo adeguato con il Consiglio comunale. In questo clima si inserisce anche il tema Asmel come ente al quale ricorrere per le assunzioni. Le riserve di gran parte dei consiglieri sono dettate dal timore che alcune stabilizzazioni possano riguardare personale già transitato nell’ente attraverso incarichi fiduciari negli anni passati. Nel frattempo, l’opposizione ha formalizzato una mozione di revoca della delibera, chiedendo di fermare il Piano e riaprire il confronto.
Al di là dello scontro politico, resta il dato sostanziale: il 2026 sarà l’anno in cui il Comune di Battipaglia cambierà davvero pelle. Non tanto per ciò che è scritto nelle carte, quanto per ciò che accadrà nei prossimi mesi. Perché la partita reale si giocherà fuori dalle delibere: nei bandi che verranno pubblicati, nelle graduatorie che verranno utilizzate, nei percorsi di stabilizzazione che prenderanno forma. È lì che i numeri diventeranno persone. Ed è lì che si capirà se il PIAO rappresenta una semplice riorganizzazione o un passaggio destinato a lasciare un segno profondo nella struttura amministrativa della città.
18 aprile 2026 – © riproduzione riservata





