Cinque roghi in otto anni

[di Carmine Landi]

Le fiamme che il 24 agosto scorso hanno divorato il caseificio Giffoniello non sono un episodio isolato, ma l’ennesima tappa d’un lungo calvario che, da anni, segna la zona industriale di Battipaglia. 

Un comparto che dovrebbe essere motore di sviluppo e lavoro, e che invece troppe volte si è trasformato in teatro di devastazioni, incendi e nubi nere capaci di paralizzare la città. Il rogo di fine agosto, partito da sterpaglie mai rimosse e alimentato da materiali altamente infiammabili, ha ridotto in cenere uno stabilimento inaugurato appena sei mesi prima, costringendo vigili del fuoco e protezione civile a un intervento disperato per salvare le altre fabbriche adiacenti. Le fiamme hanno raggiunto anche il piazzale della Sanella, impresa chimica confinante. La nube nera s’è spinta sino a Eboli, mentre i sindaci dei due comuni invitavano i cittadini a restare in casa. 

Non è la prima volta che accade. Negli ultimi otto anni Battipaglia ha contato incendi a ripetizione. Nel giugno 2017 la Sele Ambiente fu distrutta da un rogo che mise a dura prova l’intero territorio. Nel 2018 toccò alla Nappi Sud, con un principio d’incendio che lambì anche l’ex Stir. L’estate del 2019 segnò una recrudescenza: ad agosto le fiamme divorarono il deposito della New Rigeneral Plast, e appena un mese più tardi la Mgm, che trattava pneumatici fuori uso, divenne un cumulo di cenere. Quell’episodio, sotto i riflettori nazionali, scatenò una protesta senza precedenti: cittadini e istituzioni occuparono l’ingresso dell’impianto Stir per oltre ventiquattr’ore. Da allora, la paura non è mai svanita. 

Il 24 agosto 2025, quando il fuoco è tornato a colpire, la memoria collettiva ha rivissuto quelle giornate. L’Arpac ha avviato un monitoraggio serrato: i primi rilievi hanno rilevato valori di diossina superiori alle linee guida tedesche, ma destinati a calare col passare dei giorni; i dati successivi hanno mostrato rientri nella norma. Resta però la fragilità di un’area in cui i rifiuti abbandonati e la mancata manutenzione diventano micce pronte a trasformarsi in tragedia. Cinque incendi, decine di milioni di danni, e la sensazione che la zona industriale resti un sorvegliato speciale. Le indagini faranno il loro corso, ma una certezza già c’è: a Battipaglia, la paura del fuoco è diventata una costante.

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