Cappuccio: Cecilia non vuole vedere

Un etico della prima ora. Roberto Cappuccio, consigliere comunale leader dei pattisti, fu uno dei primi a sposare la causa Etica per il buon governo. Nel 2009, quando Cecilia Francese mandò al ballottaggio Giovanni Santomauro e Gerardo Motta, l’ingegnere era tra i candidati al consiglio della lista magenta.  Un fedelissimo della sindaca, ma nel 2017 qualcosa s’è rotto e, pochi mesi dopo la fuoriuscita dal gruppo consiliare Etica, Cappuccio è diventato l’anima della confederazione degli otto dissidenti di maggioranza. A nome degli otto, il consigliere si racconta ai taccuini del nostro giornale.
Tozzi vi definisce “irresponsabili”: la Francese e il suo vice mostrano senso di responsabilità? «Irresponsabile è chi, senza alcun titolo, vuole mettere una casacca all’intera città, chi rimane legato alla poltrona senza rappresentanza, chi schiaccia una città e l’amministrazione su posizioni di parte per mera convenienza politica. La sindaca porta sulle spalle la responsabilità di un’intera comunità e va messa in condizione di lavorare al meglio e con al fianco le migliori competenze».
Consolidato bocciato dai revisori: voi lo avevate annunciato. La sindaca ne minimizza il valore politico. «Il decreto legislativo 118 del 2011 dedica un intero allegato al bilancio consolidato degli enti locali, spiegano che è stato introdotto nella normativa al fine di consentire una lettura unitaria della gestione complessiva della pubblica amministrazione. Serve a conferire una maggiore capacità informativa al bilancio e a consentire una migliore pianificazione e programmazione del gruppo Ente locale mediante una visione completa delle consistenze patrimoniali e finanziarie dell’ente. Il problema è sulle partite di crediti tra Alba ed Ente, cosa che riguarda pure la crisi della partecipata negli ultimi mesi».
Parlando di Alba, le bozze contrattuali per l’igiene e la manutenzione non si vedono ancora e i lavoratori minacciano di nuovo lo stato d’agitazione… «Alba ha bisogno di una programmazione triennale, di un’organizzazione diversa, della revisione dei costi, di essere il braccio operativo dell’Ente. La nostra proposta di indirizzo riguarda lo sviluppo e la programmazione economica del Comune per la sua azienda di riferimento».
L’incarico per il Puc sarà affidato con bando, e non sottosoglia come da voi richiesto. Cosa ne pensate? «Il Piano urbanistico era una delle priorità del nostro programma elettorale, ma è sotto gli occhi di tutti che a 18 mesi dal nostro insediamento e dopo aver rincorso per oltre un anno l’architetto Ivonne De Notaris, che ha lasciato per motivi personali, oggi di fatto siamo ancora al palo. La nostra proposta mirava solo ad accelerare le procedure per riuscire ad arrivare al 31 dicembre 2018 con il preliminare di piano pronto all’adozione. Abbiamo preso atto che la sindaca ha bocciato la nostra proposta e nel contempo nutriamo forti dubbi sulla delibera di approvazione delle competenze professionali e sulla tipologia di gara da esperire».
La grana caldaie va avanti da diverse settimane… «È alquanto strano che questa problematica si trascini da un mese. Non era mai accaduto. Poi c’è un caso estremo come la scuola di Aversana, dove si rischia che i bambini tornino a scuola l’anno nuovo. Assurdo. Va capito cosa sta accadendo e perché».
Compostaggio: qualcuno v’accusa d’esservi defilati e d’aver manifestato dissenso in un momento inopportuno. «Penso sia inopportuno chi pensa di nascondere le cose che non vanno bene. La protesta è dei cittadini ma non basta. Va trovata una soluzione per la situazione esistente e per il domani».
Siete favorevoli o contrari alla realizzazione dell’impianto? «Assolutamente contrari».
Tre passi che la sindaca potrebbe fare per una riconciliazione? «Andare in consiglio per discutere sul futuro, dare le priorità programmatiche, azzerare la giunta».
Un pregio e un difetto di Cecilia Francese? «Il pregio è la sua umanità, mentre il suo difetto sta nel non rendersi conto che così le cose non vanno».
Tornando indietro, cosa si potrebbe cambiare? «Non rinnego nulla del passato, ma 18 mesi dopo le elezioni si può tracciare un bilancio e sicuramente cambiare qualcosa del presente».

21 dicembre 2017 – © Riproduzione riservata
Facebooktwittermail