Battipede: tanti a favore, qualcuno contro | di Valerio Calabrese

In tanti nella nostra città ricordano con affetto e stima Carmine Battipede. Molti ne hanno condiviso i valori e, a volte, i progetti. Altri li hanno avversati. Che una figura come quella di Carmine continui, ad oltre dieci anni dalla sua prematura dipartita, a far discutere e a dividere dà la misura della statura umana e culturale dell’uomo. Tuttavia, la cura del tempo – che certo non può lenire la mancanza e il dolore dei suoi cari e degli amici e compagni di una vita – avrebbe dovuto quantomeno smorzare il livore e l’acredine verso chi, in ogni caso, non può più rispondere né ribattere.
Ha, perciò, lasciato tutti noi perplessi e amareggiati l’ennesimo schiaffo che questa città ha rivolto ad uno dei suoi figli migliori. La furente opposizione di un ex sindaco, l’avv. Enrico Giovine, componente dell’anacronistica Commissione Toponomastica del Comune, ha smorzato l’entusiasmo di quanti da anni alimentano e sostengono una semplice e del tutto simbolica iniziativa: intitolare a Carmine il parco comunale di via Belvedere, che fu uno dei principali luoghi della sua opera culturale. Una proposta di cui si parla da anni, in alcuni momenti molto vicina al concretizzarsi, che ha visto nel tempo l’adesione di tanti. 
Sono tante le ragioni per cui la nostra città sarebbe in obbligo verso la memoria di Battipede, dalla creazione del circolo culturale Il Punto alla Città dei Ragazzi, passando per il Festival Internazionale di Teatro per ragazzi che animò per alcune stagioni uno dei luoghi più difficili della città. Ma, di più, questa città glielo dovrebbe per risarcire la sua memoria dell’ostilità, la riluttanza, l’insofferenza che larga parte dell’establishment conservatore cittadino gli ha mostrato in vita e che continua a manifestare anche dopo. Scrive bene Tania, sua moglie, quando dice di “volere che questo desiderio rimanga fuori da ogni diatriba politica o personale”, perché “Carmine era una persona lontanissima da ogni pregiudizio o contrapposizione di natura ideologica”. Epperò, è anche doveroso alzare la testa e provare a ribadire un elemento di verità e giustizia. Lo scrivo da persona che ha vissuto da ragazzino quell’esperienza, i mille corsi ed eventi che si susseguivano ogni giorno in quel luogo, gli spettacoli, i laboratori di quella città nella città. Ma lo dico anche con l’esperienza di chi ha raccolto, per un caso della vita, il testimone di un altro straordinario progetto di Carmine: il Museo Vivente della Dieta mediterranea di Pioppi, in Cilento. Non succede di rado, ancora oggi, in giro per l’Italia e all’estero, di incontrare persone che ricordino Carmine e riconoscano quella sua eccezionale intuizione, nata in tempi in cui l’attenzione mediatica sul tema era pressoché nulla. Un progetto “visionario” per l’epoca, come molti di quelli di Carmine, anticipatore dei tempi e di straordinaria prospettiva per il territorio e per i giovani. 
Perciò, leggere oggi le velenose e irrispettose accuse a sostegno di una ottusa opposizione, da parte di un sindaco della Prima Repubblica e – di più –  vedere come queste vengano accettate dall’amministrazione comunale come una sentenza di Cassazione, fa davvero indignare. Non si spera di cambiare le idee dell’avvocato Giovine, ne abbiamo comunque molto rispetto, ma che il sindaco, in qualità di presidente di quella stessa Commissione ma soprattutto di Prima cittadina, prenda una posizione forte per ristabilire un minimo di giustizia e memoria storica su uno dei nostri migliori concittadini, con buona pace dei Martiri di via Fani, per rispetto di Carmine e per amore per la città.

Valerio Calabrese
Direttore Museo Vivente della Dieta Mediterranea

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18 gennaio 2019 – © Riproduzione riservata

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