
È il 30 ottobre quando il civico consesso riconosce la legittimità dei debiti fuori bilancio.
Ci son voluti tredici giorni e quattro convocazioni: il 16 ottobre la prima, il 18 l’aggiornamento sospeso per mancanza del numero legale. E il siparietto del 26, quando, poco prima di mezzanotte, in un’aula semivuota, passa la proposta di Stefano Romano, osteggiata dalla sindaca. L’avvocato voleva tutelare l’amministrazione, e lo spiega il 30: «C’erano 7 punti all’ordine del giorno, e gli ultimi 2 derivavano da una prima convocazione, e quindi richiedevano un numero più alto, di cui in quel momento la maggioranza non disponeva. L’opposizione avrebbe fatto venir meno il numero legale. E oggi siamo qui compatti e uniti a votarli».
In platea gli operai di Alba, che attendono il pagamento dell’ultima mensilità, e le forze dell’ordine. Ci sono due defezioni: in maggioranza manca Ada Caso, mentre tra i banchi dell’opposizione non si vede Renato Vicinanza. Il forzista Valerio Longo e Bruno Amendola di Rivoluzione cristiana all’inizio della seduta abbandonano il parlamentino: ravvisano un’incompatibilità in virtù dello status lavorativo di dipendenti della municipalizzata. E quando va riconosciuta la legittimità di quel debito da 125mila euro per le videocamere installate nel 2014, s’astengono, oltre ad Antonio Sagarese, pure i cinque “pattisti” della confederazione politica ancora in aula: fanno passo Angelo Cappelli, Roberto Cappuccio, Giuseppe Salvatore, Francesco Marino e Gerardo Zaccaria. Ed esprimono voto contrario i consiglieri d’opposizione Gerardo Motta, Alessio Cairone, Luigi D’Acampora, Luisa Liguori e Egidio Mirra. Undici, tra contrari e astenuti, contro i dieci favorevoli, tra i quali c’è pure Alfonso Baldi, che fino all’ultimo ha tentennato su quei 125mila euro. I dipendenti di Alba hanno lasciato l’aula stizziti mentre l’assessore al bilancio Maria Catarozzo relazionava. Motta ha fatto cenno ai dissidi interni alla maggioranza: «Fate tutto da soli. In privato ho detto alla sindaca di presentare le dimissioni, perché i consiglieri della maggioranza devono assumersi le responsabilità; non può partire il mercimonio. E non potete discuterne oggi, perché in aula si vota; è in maggioranza che ci si confronta». Cecilia Francese annuncia i piani per il futuro per la partecipata: «Contratto triennale e bando per il nuovo manager. Luigi Giampaolino ha già pronta la lettera di dimissioni. Vogliamo rilanciare la società e cambiare tutti i vertici».
In mattinata, i “pattisti” avevano tenuto una conferenza. «Il segretario non ha firmato il documento, ma concorda», aveva fatto sapere il forzista Longo, parlando di Giuseppe Provenza, e nel pomeriggio l’assessore conferma: «Quando si discute di politica, non c’è niente di male, e quella nota è condivisibile». Cappuccio parla a nome della confederazione: «Si strumentalizza il documento», denuncia l’ingegnere. E spiega: «Non mettiamo in discussione la leadership di Cecilia Francese, ma la sua azione amministrativa». Causa del malcontento, la scarsa rilevanza attribuita al ruolo del consigliere comunale: «Se la sindaca ci ignora, agiremo di conseguenza», tuona Cappuccio. Durissima la Francese, che dirama una nota al termine della conferenza: «Per lo sciopero, bisogna portare in piazza migliaia di battipagliesi, ed è sbagliato dare l’idea che le priorità siano quelle degli equilibri politici, da riscrivere secondo oscure logiche di consiglieri comunali o vecchie espressioni. I consiglieri dovrebbero già essere in giro per invitare allo sciopero».
Cappelli salva la maggioranza
La maggioranza consiliare la spunta sul Piao (Piano integrato di attività organizzazione), al cui interno sono previste le nuove assunzioni attraverso le graduatorie Asmel, per un solo voto....




