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Battaglia infinita

di NeroSuBianco
2 Novembre 2017
in Articoli


È il 30 ottobre quando il civico consesso riconosce la legittimità dei debiti fuori bilancio.
Ci son voluti tredici giorni e quattro convocazioni: il 16 ottobre la prima, il 18 l’aggiornamento sospeso per mancanza del numero legale. E il siparietto del 26, quando, poco prima di mezzanotte, in un’aula semivuota, passa la proposta di Stefano Romano, osteggiata dalla sindaca. L’avvocato voleva tutelare l’amministrazione, e lo spiega il 30: «C’erano 7 punti all’ordine del giorno, e gli ultimi 2 derivavano da una prima convocazione, e quindi richiedevano un numero più alto, di cui in quel momento la maggioranza non disponeva. L’opposizione avrebbe fatto venir meno il numero legale. E oggi siamo qui compatti e uniti a votarli».
In platea gli operai di Alba, che attendono il pagamento dell’ultima mensilità, e le forze dell’ordine. Ci sono due defezioni: in maggioranza manca Ada Caso, mentre tra i banchi dell’opposizione non si vede Renato Vicinanza. Il forzista Valerio Longo e Bruno Amendola di Rivoluzione cristiana all’inizio della seduta abbandonano il parlamentino: ravvisano un’incompatibilità in virtù dello status lavorativo di dipendenti della municipalizzata. E quando va riconosciuta la legittimità di quel debito da 125mila euro per le videocamere installate nel 2014, s’astengono, oltre ad Antonio Sagarese, pure i cinque “pattisti” della confederazione politica ancora in aula: fanno passo Angelo Cappelli, Roberto Cappuccio, Giuseppe Salvatore, Francesco Marino e Gerardo Zaccaria. Ed esprimono voto contrario i consiglieri d’opposizione Gerardo Motta, Alessio Cairone, Luigi D’Acampora, Luisa Liguori e Egidio Mirra. Undici, tra contrari e astenuti, contro i dieci favorevoli, tra i quali c’è pure Alfonso Baldi, che fino all’ultimo ha tentennato su quei 125mila euro. I dipendenti di Alba hanno lasciato l’aula stizziti mentre l’assessore al bilancio Maria Catarozzo relazionava. Motta ha fatto cenno ai dissidi interni alla maggioranza: «Fate tutto da soli. In privato ho detto alla sindaca di presentare le dimissioni, perché i consiglieri della maggioranza devono assumersi le responsabilità; non può partire il mercimonio. E non potete discuterne oggi, perché in aula si vota; è in maggioranza che ci si confronta». Cecilia Francese annuncia i piani per il futuro per la partecipata: «Contratto triennale e bando per il nuovo manager. Luigi Giampaolino ha già pronta la lettera di dimissioni. Vogliamo rilanciare la società e cambiare tutti i vertici».
In mattinata, i “pattisti” avevano tenuto una conferenza. «Il segretario non ha firmato il documento, ma concorda», aveva fatto sapere il forzista Longo, parlando di Giuseppe Provenza, e nel pomeriggio l’assessore conferma: «Quando si discute di politica, non c’è niente di male, e quella nota è condivisibile». Cappuccio parla a nome della confederazione: «Si strumentalizza il documento», denuncia l’ingegnere. E spiega: «Non mettiamo in discussione la leadership di Cecilia Francese, ma la sua azione amministrativa». Causa del malcontento, la scarsa rilevanza attribuita al ruolo del consigliere comunale: «Se la sindaca ci ignora, agiremo di conseguenza», tuona Cappuccio. Durissima la Francese, che dirama una nota al termine della conferenza: «Per lo sciopero, bisogna portare in piazza migliaia di battipagliesi, ed è sbagliato dare l’idea che le priorità siano quelle degli equilibri politici, da riscrivere secondo oscure logiche di consiglieri comunali o vecchie espressioni. I consiglieri dovrebbero già essere in giro per invitare allo sciopero».

4 novembre 2017 – © Riproduzione riservata
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