
Di pochi giorni fa un video in cui, nella trafficata via Mazzini, nei pressi di un cantiere, un alberello di arancio amaro, di quelli che insistono sui marciapiedi delle vie del centro, viene tagliato (impropriamente, sembrerebbe) con una motosega per motivazioni di ordine pratico. L’episodio ha diviso la comunità in quelli che “ma dai, che sarà mai!”e in coloro che, invece, chiedono maggiore attenzione e rispetto per le regole e per il patrimonio arboreo collettivo.
A Battipaglia gli aranci amari fanno parte del paesaggio urbano, ma raramente vengono percepiti come una risorsa. Lungo i marciapiedi, crescono in spazi ridotti, spesso compressi tra asfalto e cemento. Le potature frequenti e drastiche ne limitano lo sviluppo, mentre i frutti, non raccolti, finiscono per rimanere sugli alberi generando il proliferare di fastidiose mosche. Gli alberi vengono vissuti più come un disagio che come un’opportunità.
Eppure, basta attraversare il Mediterraneo per cambiare prospettiva. La stessa specie assume tutto un valore diverso. In Andalusia, quegli stessi aranci amari raccontano un’altra storia. Fiancheggiano piazze e strade con una presenza ordinata e rispettata, diventando parte integrante del paesaggio e dell’identità dei luoghi.
C’è persino una leggenda che lega questi alberi a un passato di ingegno e potere: si racconta che dalle arance amare si estraessero sostanze impiegate nella produzione della polvere da sparo. Un racconto forse più simbolico che storico, ma capace di restituire a questi alberi un’aura di forza latente. Gli aranci amari sono il simbolo della potenza di un popolo.
Il confronto mette in luce una distanza che non è geografica, ma culturale. A Battipaglia gli aranci amari (come tutti gli alberi) sono spesso trattati come un problema da contenere: potati severamente, confinati in spazi minimi, raramente valorizzati. In Andalusia, invece, sono accolti come una risorsa e un segno distintivo, curati con attenzione e inseriti armoniosamente nel tessuto urbano.
Così, gli stessi alberi raccontano due modi diversi di abitare lo spazio e di guardare alla natura. Da un lato, una presenza tollerata mentre dall’altro, un patrimonio condiviso. Due modi opposti di guardare agli stessi alberi: problema da gestire o risorsa da valorizzare. Una scelta che, anche a Battipaglia, potrebbe fare la differenza.
Il Citrus aurantium, noto come arancio amaro, è un albero sempreverde della famiglia delle Rutacee. Può raggiungere i 6-10 metri di altezza, con chioma compatta e foglie lucide di colore verde intenso. I fiori, bianchi e molto profumati (zagare), compaiono in primavera. I frutti sono sferici, di colore arancione a maturazione, con polpa amara e non generalmente consumata fresca. La pianta è resistente e si adatta bene agli ambienti urbani, motivo per cui è spesso utilizzata come alberatura stradale. È bene differenziare la potatura per fini produttivi da quella a scopi ornamentali. Per aumentare la produzione il periodo ideale di potatura degli agrumi è quello che va da aprile a maggio. Nel caso invece di agrumi a scopo ornamentale, come per i nostri aranci, sarebbe bene potare subito dopo la fioritura o a fine estate. L’ideale è una pulizia moderata e selettiva: si eliminano rami secchi, danneggiati o che crescono verso l’interno della chioma, favorendo aerazione e penetrazione della luce. Si arrotonda la chioma accorciando rami troppo lunghi ed eliminando i succhioni evitando tagli drastici o capitozzature che indeboliscono la pianta e stimolano una ricrescita disordinata.
30 aprile 2026 – © riproduzione riservata



