Amici veri e amici utili
[di Daniela Landi – psicologa]
Viviamo nell’era delle connessioni digitali, dove uno schermo ci permette di raggiungere chiunque, ovunque e in qualsiasi momento. Eppure, paradossalmente, molte persone si sentono sole. La solitudine è una dimensione che suscita sentimenti di vuoto, tristezza e disconnessione dall’ambiente. Come è possibile sentirsi isolati nonostante tanti contatti? Cosa significa avere un amico?
L’amicizia rappresenta una delle basi del benessere psicologico. La qualità delle relazioni sociali modella la nostra identità, il senso di appartenenza e l’equilibrio emotivo. I messaggi sui nostri smartphone segnalano la nostra esistenza, ma il vero contatto relazionale richiede altro, come il tempo, la presenza, l’autenticità e questi aspetti sono difficili da condividere attraverso uno schermo.
Da adulti, la scelta delle amicizie evolve, passiamo dalla spensierata condivisione del gioco a modalità più utilitaristiche. Il criterio della scelta non riguarda più, o non solo, la condivisione del divertimento, così a volte si scelgono connessioni che facilitano i contatti professionali o soluzioni pratiche. Nel privilegiare, però, solo legami strumentali basati su status e convenienze, il risultato può essere quello di ritrovarsi con relazioni superficiali, dove l’amicizia si riduce a uno scambio, lasciando un vuoto emotivo e un senso di solitudine.
Al riguardo, già Aristotele distingueva tre tipi di amicizia, basate sull’utilità, sul piacere e sulla virtù. Se le prime due le conosciamo e pratichiamo, forse dovremmo dedicare cura e attenzione soprattutto all’ultima che ci porta l’amicizia autentica, dove apprezziamo l’altro per ciò che è, non per ciò che può darci. In questo ambito non contano vantaggi materiali o status, ma presenza autentica.
Sappiamo che lavoro, famiglia e responsabilità riducono il tempo libero, eppure senza un tempo e uno spazio condiviso è difficile avere delle relazioni che siano nutritive per la nostra anima. Trovare dei momenti da trascorrere insieme senza un’agenda precisa, come fare una passeggiata, prendere un caffè e organizzare una cena, rappresentano occasioni in cui possiamo essere noi stessi, mostrare le nostre vulnerabilità, condividere pensieri ed emozioni e mostrarci per chi siamo. Superare l’abitudine di doverci presentare con una maschera di competenza e successo, ci consente di condividere le nostre fragilità e creare un legame sincero.
Come scrive il filosofo e saggista Arthur Brooks, il vero amico è un partner in crime, qualcuno con cui condividere progetti, avventure, rischi e cadute. Qualcuno che è al tuo fianco non perché è conveniente, ma perché sceglie di esserci.
L’amicizia vera è un investimento nel sé relazionale. La felicità duratura non deriva da successi materiali o relazioni strumentali, ma dalla profondità dei legami che costruiamo. Un vero amico non è qualcuno che ci aiuta a fare carriera o a risolvere problemi pratici; è qualcuno con cui reciprocamente ci si conosce davvero, con le contraddizioni, i fallimenti, le parti meno presentabili, e che rimane.
28 marzo 2026 – © riproduzione riservata





