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Alloggi ex Iacp Futura, il Comune vuole i soldi

di Stefania Battista
15 Maggio 2026
in Attualità

La storia è lunga, intricata e molto onerosa; e tutt’altro che risolta. Partiamo dalla fine: la Giunta comunale, nella seduta del 12 maggio, ha votato a favore del ricorso in appello contro la sentenza di primo grado che aveva negato al Comune il diritto di chiedere ai residenti degli alloggi ex Iacp Futura di via Compagnoni i maggiori oneri sostenuti per gli espropri. Con il voto contrario dell’assessore Paolo Palo. Assente l’assessore Maria Citro. Nonostante le richieste politiche dei consiglieri Manzi e Toriello e quelle provenienti da Forza Italia di non ricorrere, l’Amministrazione comunale ha deciso di proseguire l’iter giudiziario. 

In ballo c’è un contenzioso di 3 milioni e 100 mila euro. Questa la cifra che, secondo gli uffici tecnici del Comune di Battipaglia, i residenti degli alloggi del Peep (Piano di edilizia economica e popolare) di Belvedere di sopra dovrebbero restituire all’ente. Si tratta di 112 alloggi costruiti, tramite convenzione con il Comune, che sulla base di un atto del 1999 vennero costruiti dall’ex Iacp Futura. Due palazzine popolari in via Compagnoni. Le cifre variano da 13 mila ai circa 20 mila euro, a seconda dell’ampiezza dell’alloggio. 

Alla base della pretesa economica del Comune il maggior costo degli oneri espropriativi dovuti a una procedura ritenuta errata dal Tar e dal Consiglio di Stato. L’acquisizione dei suoli non avvenne correttamente e il Comune è stato condannato dalla Corte di Appello di Salerno, dopo un contenzioso durato 20 anni, a risarcire i proprietari dei terreni dei maggiori costi. Si tratta di debiti che avrebbe dovuto saldare l’ex Iacp Futura che, nel frattempo, è fallito. E il Comune non è riuscito a “insinuarsi” nel fallimento. Di qui la pretesa di rivalersi sui proprietari (superficiari) degli alloggi. 

Tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024 l’ente avviò, con due delibere supportate dalla relazione degli uffici tecnici comunali e da quella degli uffici legali, il recupero delle somme, proponendo anche una dilazione ai superficiari. Gli acquirenti degli alloggi, infatti, risultavano solo titolari del diritto di superfice. 

Ovviamente i residenti, che avevano firmato una convenzione nella quale non erano previsti tali costi, si opposero. Un primo ricorso fu presentato al Tar che ritenne la propria incompetenza in materia, trattandosi di una questione puramente civilistica. Così il contenzioso si è spostato dinanzi al Giudice civile che con larecentesentenza n. 2258/2026 ha dato ragione ai proprietari che, avendo acquistato in buona fede, non devono sostenere i costi aggiuntivi legati agli errori amministrativi del Comune nelle procedure di esproprio. La sentenza, che si basa su un recentissimo orientamento giurisprudenziale della Cassazione, sembra però contraddire il dettato della legge 865 del 1971, secondo cui tali operazioni dovrebbero concludersi in pareggio e non incidere sulle casse dell’ente pubblico. Sulla base di questa valutazione, il Comune ha deciso di ricorrere in appello.

16 maggio 2026 – © riproduzione riservata

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