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Alba: un piano per una città più pulita. Basterà?

di NeroSuBianco
17 Giugno 2015
in Articoli

SpazzinoSi tratta dell’agognato Piano di raccolta nelle ultime settimane approvato da Gerlando Iorio, Ada Ferrara e Carlo Picone, i tre commissari straordinari che tengono le redini dell’amministrazione battipagliese. “Ordinaria amministrazione”, potrebbe pensar qualcuno. In riva al Tusciano, tuttavia, la situazione è diversa, dal momento che il Piano di raccolta 2015 rappresenta una pietra miliare per gli sviluppi della vertenza Alba. Le circostanze storiche lasciano pensare che ci si trovi dinanzi a uno dei più importanti documenti in fatto di municipalizzate, poiché si tratta del primo programma redatto in seguito all’accorpamento, da parte di Alba, di funzioni e uomini provenienti da Nuova. Centoventisei operai: il piano redatto dall’amministratore unico, Luigi Giampaolino, e dai vertici del Settore Ambiente del Comune di Battipaglia fa riferimento a un’Alba di nome che è Alba Nuova di fatto. Il portafogli, tuttavia, non è più quello d’una volta, giacché un coacervo di leggi nazionali poco trasparenti, di opinabili scissioni e di discutibili vecchie delibere consiliari relative alla sopravvivenza di uno dei due tronchi aziendali (“liquidiamo Nuova e esternalizziamo tutto”; “no, meglio di no!”; “o forse sì?”; “ma no!”) ha costretto i commissari a imporre una spending review. Chi di dovere, in effetti, le carte le ha studiate bene, e sulla scorta dei documenti ha provato a dare una sistematina. Diciotto zone di raccolta – una in meno rispetto al Piano 2012-2014 – suddivise in 35 micro-aree, sì da far di necessità virtù rendendo più rado lo spazzamento in alcune zone meno abitate. Lo spazzamento, d’altronde, rappresenta un vero e proprio cruccio: gli addetti, infatti, dovrebbero essere 24, ma in realtà il numero degli operatori della cooperativa che svolge il servizio (per ora la Sud Service d’Altavilla, in attesa della Multy Services di Palma Campania) è fermo a sedici. Di squilibri, tra l’altro, ce ne sono pure altri: è il caso del rapporto uomini-automezzi, con gli autisti che, teoricamente, sarebbero 55 ma che, di fatto, al netto della presa in considerazione delle gravi prescrizioni mediche di alcuni, si riducono a 48. E gli automezzi sono 49. Ora se ne noleggerà qualcuno in meno. Piazza pulita anche per ciò che riguarda gli accordi sindacali a progetto (leggesi “aree mercatali”, il cui spazzamento, affidato in esclusiva alla coop, porterà al 62% di risparmio in fatto di mercato giornaliero e al 22% per quello settimanale”, e “pulizie festive”, con un ribasso del 35%) e gli straordinari: nel 2014, infatti, le 469 ore di lavoro dedicate al conferimento dell’indifferenziato son rientrate tutte in questa categoria di lavoro.
Bello. Tutto molto bello. Ma gli uomini ci sono? L’organico è ridotto all’osso, e il Piano, che tiene conto dei numeri, impegna ogni singolo lavoratore, ma se a qualcuno poi venisse la febbre cosa accadrebbe? Il Piano di raccolta lascia intendere che al momento, in Alba, ognuno è indispensabile, ché l’acciacco d’un lavoratore equivale a una strada un po’ più sporca o a un pugno di buste non ritirate. Progettare sulla base di voluminosi carteggi è roba da apprezzare, ma in fondo prendere un caffè con i lavoratori – che, infatti, sono ancora in agitazione lamentando l’assenza di relazioni – non sarebbe mica così male. Se poi la spending review –sacrosanta, per carità – tocca pure i chicchi di caffè, beh, che dire? Offriamo noi?

19 giugno 2015 – © Riproduzione riservata
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