Zara scatenato di Francesco Bonito


La notizia ha sorpreso molti, non chi scrive: Fernando Zara nominato, col placet della sindaca, consulente di Alba. E così l’ex sindaco torna ai vertici dell’azienda “municipalizzata” che da un ventennio si occupa di tenere pulita Battipaglia (sic). Cecilia Francese ha scelto, ha rotto gli indugi, ha fatto quello che i meno ingenui si aspettavano da mesi, compreso il nostro giornale che in copertina del numero 259 titolava: Divorzio breve. Torna protagonista Zara, ancora lui: dagli sprovveduti considerato un politico finito, un uomo senza partito né elettori. Ma chi segue con attenzione le vicende “politiche” nostrane sa che Zara è invece tutt’altro che finito, e non per i due o più consiglieri che teleguida, bensì per le sua capacità di sfruttare sempre al meglio la sua posizione, qualunque essa sia. Attitudine che lo rende il più scaltro tra gli attuali protagonisti dell’agone politico cittadino.
Ma chi è Fernando Zara? Come spiegarlo ai più giovani? Zara è stato tutto e il suo contrario. Nel corso di quarant’anni di militanza politica è stato neofascista, di destra, di centrodestra, di centro, socialista, civico, moderato, solidale, rivoluzionario, conservatore, berlusconiano, rotondiano, e tanto altro che solo un biografo autorizzato potrebbe ricordare. È stato sindaco due volte, ha creato e guidato Alba Nuova (la sua potente centuria elettorale), è stato sconfitto in varie elezioni, altre volte ha vinto o ha fatto perdere i suoi nemici.
È stato antagonista o alleato di tutti i suoi successori, con un’alternanza machiavellica: avversario di Liguori, ha di fatto costretto Barlotti a mollare, amico e poi nemico di Santomauro, ha fatto perdere Motta e vincere Francese; ha anche subìto vendette, così come ha pagato con l’arresto e i processi i suoi metodi non sempre ortodossi. Ma è sempre stato determinante, da vincitore e da sconfitto, condizionando il destino amministrativo di Battipaglia dal 1994 a oggi.
Dei suoi due tormentati mandati sindacali resta, tra le altre “imprese”, il discutibile progetto di rifacimento di via Italia e dei giardini di fronte al municipio, che ha trasformato la graziosa e ombreggiata piazza Aldo Moro nell’attuale raccapricciante versione littoria, seppur orfana dei due obelischi che Zara avrebbe voluto al posto degli ultimi alberi superstiti. E poi restano i suoi fedelissimi, gli zariani della prima ora, quelli che devono a lui la brillante carriera politica o amministrativa.
La sua vicenda ricorda l’epopea di quei pugili tipo LaMotta, combattenti e grandi incassatori, capaci di battere chiunque, di rialzarsi dopo essere andati ripetutamente al tappeto, o di ritornare sul ring dopo sconfitte umilianti, dopo ko tremendi. Zara scatenato è un indomito. Nonostante gli anni e qualche sonora sconfitta ritorna sul quadrato e attende il suo avversario: non importa chi sarà, lui è convinto di batterlo, anzi, di abbatterlo. E non è detto che Cecilia non possa trovare proprio Fernando come sfidante sul ring delle prossime elezioni comunali.
Non è ancora chiaro perché la sindaca abbia cambiato idea (per mesi ha dichiarato che Zara non sarebbe tornato ad Alba) e lo abbia rimesso a capo della sua fedele centuria, nonostante i feroci attacchi sferrati dall’ex sindaco durante il divorzio breve. Sicuramente per necessità: forse Fernando Zara è l’unico che può rilanciare Alba, o forse è l’unico che può salvare la sindaca. Fino al prossimo match.

Nella foto: un fotogramma di Toro scatenato (1980)

23 marzo 2018 – © Riproduzione riservata
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