I vantaggi dell’agricoltura biologica (di Marco V. Del Grosso)

Nella Piana del Sele, tra il parco naturale del Cilento, l’oasi di Persano, il parco archeologico di Paestum e i Monti Picentini, bagnate dalle acque del fiume si snodano fertili terre. In quest’area, a prevalente vocazione orticola, troviamo grandi aziende agricole che da più di una decina di anni applicano con successo i metodi biologici, portando avanti la riscoperta delle tecniche di coltivazione tradizionali.
Questo tipo di agricoltura ha due obiettivi principali strettamente connessi: salvaguardare la salute della Terra, migliorare le condizioni di lavoro degli agricoltori e migliorare quella dei suoi abitanti attraverso i prodotti di cui si nutrono.
In Italia il 61% degli operatori biologici si concentra nell’Italia meridionale, che continua ad essere il bacino di produzione più importante ma, per qualche motivo, ancora privo di un efficiente sistema di commercializzazione e di distribuzione. La Sicilia, la Puglia e la Campania sono regioni leader nel settore dell’orticoltura biologica, comparto ancora relativamente poco sviluppato rispetto a frutticoltura e zootecnia bio. Grazie all’utilizzo di mezzi e tecniche non intensive l’agricoltura biologica non consuma le risorse della terra ma aiuta a migliorarle ed aumentarle, per lasciare ai nostri figli un pianeta in condizioni migliori di quelle in cui lo abbiamo trovato. L’abuso, per fortuna non più frequente come negli anni precedenti, di sostanze chimiche nell’agricoltura tradizionale e le intense lavorazioni provocavano la perdita di sostanza organica (humus) del terreno, per non parlare dell’inquinamento dei corsi idrici e del terreno. Per preservare l’humus uno dei principi base dell’agricoltura biologica è la gestione ponderata della fertilità della terra. Un esempio è la pratica dei sovesci, ossia l’interramento essenze appositamente seminate come trifoglio, senape o sorgo, stimolano l’accumulo dell’humus, fondamentale anche per trattenere l’acqua del terreno.

Tra le tecniche storiche dell’orticoltura nella Piana del Sele, c’è la rotazione delle colture, che evita la coltivazione sullo stesso terreno della stessa pianta per più stagioni consecutive, limitando l’impoverimento delle risorse terreno e impedendo ai parassiti di “specializzarsi”.
L’utilizzo di insetti utili per la difesa delle colture e per l’impollinazione dei fiori è uno strumento alla base dell’agricoltura biologica. La lotta biologica è una affascinante tecnica che consiste proprio nell’introduzione di insetti che sono nemici naturali di quelli dannosi, mirando a ristabilire quello che è l’equilibrio naturale frequentemente alterato dall’uomo.

Mediamente il prezzo dei prodotti biologici per il consumatore è più alto. Ciò avviene soprattutto per l’imposizione dei prezzi da parte delle grandi catene di distribuzione a cui vanno i guadagni maggiori.
In realtà il non impiego dei prodotti chimici gioca in genere (non sempre) a favore dei costi di produzione dei prodotti biologici. Non li premia invece l’aspetto, meno “perfetto”, e quindi poco appetito dal pubblico, ormai abituato a pomodori rotondissimi e mele senza una tacca.

L’agricoltura biologica propugna un ritorno alla stagionalità dei consumi: questo consente agli agricoltori di vendere i propri prodotti in spacci aziendali situati vicino alla zona di produzione. In questi mercati a “Km zero”, i prodotti, non dovendo affrontare lunghi viaggi, costano meno e arrivano molto più freschi. Vengono venduti senza imballaggio, con ulteriore risparmio dei costi di smaltimento dei rifiuti.

Nella Piana del Sele abbiamo finalmente due di questi spacci aziendali a “km zero” di prodotti biologici ma anche di prodotti da agricoltura integrata: uno a Pontecagnano e uno ad Eboli.
Quella che si propone è quindi un’agricoltura meno dipendente da idrocarburi, che aumenta la fertilità del terreno invece di favorire processi di desertificazione e soprattutto tutela la biodiversità dell’ecosistema.
Numerosi agricoltori innovativi della Piana hanno ben compreso questi principi e già attuano nelle proprie ‘aziende modello’ sistemi di coltivazione sostenibili. La speranza è che altri capiscano i reali benefici di questo sistema e seguano il loro esempio. In fondo basta pensarci: spesso si sente parlare di aziende convenzionali che si convertono al biologico, raramente di aziende biologiche che tornino al convenzionale.

Dott. Marco Valerio Del Grosso

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