Vaisakhi day di Eugenio Mastrovito


Un tripudio di colori, musica, canti, balli, ma anche odori e sapori di una terra lontana, il Punjab, che per un giorno è vicinissima a Battipaglia. Qui, domenica 22 aprile, si è celebrato il Vaisakhi, la tradizionale festa che la comunità sikh organizza ogni anno per celebrare, come spiega Salinder Singh, presidente del Tempio Gurudwara Sangat Sabha di Battipaglia, «una cerimonia di origine religiosa, ma anche culturale, che ricorda l’arrivo della primavera e il momento della fine del raccolto».
Sikh provenienti da tutta la Piana del Sele, alcuni anche da fuori regione, hanno raggiunto Battipaglia e, dopo aver trascorso la prima parte della mattinata al Tempio ad ascoltare le lodi a Dio e a consumare il pasto rituale, hanno formato un lunghissimo e salmodiante corteo tra i viali della zona industriale della città, accompagnato dal suono dei tamburi e colorato dai variopinti turbanti e dagli abiti tradizionali.
A guidare la processione, il Guru Granth Sahib, libro sacro dei sikh, dal XVII sec. unica autorità religiosa riconosciuta nel sikismo, preceduto da uno stuolo di volontari scalzi intenti a ripulire e purificare l’asfalto, mentre decine di fedeli offrivano bevande, frutta e dolci a tutti i partecipanti.
Il corteo è poi rientrato al Tempio dove la giornata si è conclusa con una serie di interventi dei rappresentanti della comunità sikh, delle istituzioni, del terzo settore e delle altre comunità religiose, che hanno accettato l’invito a questa giornata di festa in pieno spirito di condivisione e fratellanza.
Il grande flusso della diaspora sikh in Italia è iniziata negli anni Ottanta e in molti hanno trovano casa e lavoro proprio nella Piana del Sele, una terra così vicina al paesaggio agrario del loro Punjab, la terra dei cinque fiumi, uno dei granai dell’India.
In dieci anni, i punjabi colonizzano le cascine, guidano la raccolta della quarta gamma, salvano la zootecnia italiana e i formaggi più celebri del nostro paese. Ma è un’immigrazione di sole braccia, a significare il loro impiego lavorativo strumentale ai soli fini della produzione e dei profitti, mentre restano soggetti attivi, titolari di diritti, protagonisti di una complessità culturale, sociale e religiosa fondata su valori profondi come la solidarietà, il rispetto e la fratellanza da comprendere e includere sempre più nelle società di accoglienza.

5 maggio 2018 – © riproduzione riservata
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