Tozzi: «Dimissioni irrevocabili» di Carmine Landi


L’ex vicesindaco: «Non hanno mantenuto i patti, la sindaca è ostaggio dei suoi consiglieri»

Ognuno si chiedeva il perché. È la domanda che tutti i battipagliesi si sono posti in un lunedì di metà giugno, dopo aver letto due fogli laconici, macchiati con il timbro del protocollo generale. Non c’era alcuna motivazione a corredo di quelle dimissioni irrevocabili in blocco e di quel passaggio all’opposizione: intervistato da Nero su Bianco, l’ormai ex vicesindaco Ugo Tozzi prova a chiarire i perché d’una decisione tanto drastica.

Quali sono i motivi di questo addio?
«È una scelta politica; non c’è niente di personale. Io ho fatto un patto e l’ho rispettato fin dall’inizio, ma nelle ultime ore, quando ho visto che qualcosa cambiava nei miei confronti, ho fatto un passo indietro. Noi facemmo un patto elettorale che parlava di pari dignità, ma lunedì Cecilia dice che l’ha subìto, che non l’ha voluto lei, che senza di noi avrebbe vinto comunque. Se quest’accordo non lo volevate fare, perché mi avete chiamato?».

Però la Francese vi aveva proposto semplicemente di dimezzare la presenza in giunta…
«Il problema, per me, non è avere due assessori in più o in meno: è un progetto politico, in capo al quale viene meno la fiducia nel gruppo Tozzi. Ed io non posso fidarmi più. Fin dall’inizio hanno detto che la mia figura è ingombrante. Oggi rinnegano il patto».

Come mai?
«Cecilia è ostaggio dei consiglieri. Per lei la giunta non andava cambiata, ma la sostituisce perché ha dei problemi in consiglio comunale. È costretta dai consiglieri comunali a modificare una giunta che non vuol cambiare, perché altrimenti non le votano i bilanci in consiglio comunale? Se è così, si deve dimettere: se per te la giunta è forte, non puoi consentire a nessun consigliere comunale di ricattarti».

Se ne va perché deve preparare la nuova campagna elettorale?
«Me ne vado perché non voglio una crisi politica, perché quest’amministrazione deve continuare ad amministrare. Noi andiamo via con dignità, senza mendicare posti. Eravamo lì perché ci aveva messi il popolo lì. Non ci vogliono? Ce ne andiamo…».

Ed esclude il ritorno?
«Assolutamente sì. Le ho detto che non potrei più stare in quest’amministrazione neppure se mi dessero dieci assessori. Lei si sente rapinata in casa: io non potevo fare un incontro con un dirigente o con un consigliere comunale senza che lei mi guardasse sospettosa. Ti senti usurpata? Credi che io debba limitarmi? I miei progetti, messi su a supporto di quest’amministrazione, vanno nell’interesse della città. Non siamo affezionati alla poltrona; facciamo politica in altro modo. Non ci dimettiamo per rientrare. Abbiamo preso un impegno con la città ed è con la città che continueremo a prenderlo».

Chi ha causato questa rottura?
«I consiglieri comunali. Perché vogliono gli assessori? Siamo stati messi in discussione tutti. Ci riteniamo offesi e mortificati, come se la causa della nascita dei pattisti fossimo noi, come se fosse colpa nostra che alle riunioni venivano in tre: c’è una crisi in maggioranza, e Gemma Caprino, la nostra consigliera, è stata spesso il 13esimo. Tuttavia, se siamo noi la causa d’un malessere, ce ne andiamo e lasciamo libero il campo».

Critici sull’operato?
«Quell’operato è anche nostro. Quest’amministrazione ha lavorato da mattina a sera, ad ogni ora. E a distanza d’un anno, grazie ai nuovi dirigenti e alla segretaria, i primi risultati si sono intravisti. Spero vivamente che arrivi a conclusione quel che è stato messo in cantiere e che abbiamo fortemente voluto per dare una risposta effettiva alla città: l’illuminazione, la videosorveglianza, il personale. Quando i risultati arriveranno, si saprà chi ha lavorato per conseguirli».

Tozzi, però, ha parlato di mancanza di polso…
«Non è un’amministrazione decisionista: lo abbiamo visto con l’Asi, con le farmacie. Io avevo delle idee diverse su tutto questo».

Quattro assessori vanno via, ma all’opposizione ci passa un solo consigliere…
«L’accordo andava oltre i consiglieri comunali. Cecilia aveva individuato Ugo Tozzi come un corpo elettorale, anche senza Angelo Cappelli, che poi perdiamo per vicende che riguardano sicuramente anche me: lui è stato eletto grazie a me e a quest’amministrazione, ma improvvisamente ragiona in maniera diversa e prende le distanze, fino a finire sul palco col candidato Pd Mimmo Volpe alle politiche. Ad ogni modo lui è ancora all’opposizione, ma da indipendente. M’ha chiamato in queste ore, però, e questo mi gratifica. E poi devo ringraziare gli assessori del gruppo, che hanno trascurato interessi personali e professionali per dedicarsi a questa città, assumendosi oneri ed onori in virtù d’una stretta di mano, che in politica vale tanto».

Umanamente come sta?
«Oggi sto bene, a differenza degli amici. Scindo i rapporti personali da quelli politici: forse è il mio lavoro a determinare un distacco, una freddezza su ogni cosa, ma non sui rapporti personali. Di sicuro sono rammaricato, visto che avevo messo il mio futuro nelle mani di quest’amministrazione».

La civicità ha influito?
«Non si sono voluti colorare, e tutte le amministrazioni civiche che, dal ‘94 ad oggi, non l’hanno fatto, non hanno raggiunto una linearità rispetto agli altri comuni limitrofi. Qui c’è una civicità esasperata all’ennesima potenza: chiedono una mano prima a Cirielli e poi a De Luca. Se si sentono di centrosinistra, devono dirlo alla città, spiegando perché in campagna elettorale hanno voluto il vecchio Pdl».

La Francese ci arriva al 2021?
«Avrà la durata che merita. M’auguro duri a lungo, perché per la città il peggior sindaco è preferibile al miglior commissario, ed io, infatti, non mando la Francese a casa: non rompo nulla, se non un equilibrio politico. Loro continuano a governare coi nostri voti, e c’è una situazione di stallo da tempo: lei dice che è colpa dei consiglieri, ma le responsabilità sono sue».

Una rottura prevedibile?
«Cecilia Francese l’ho conosciuta in campagna elettorale nel 2009, ma non avevo mai avuto a che fare con lei. È una brava donna, una valida professionista ed è una persona molto dinamica, ma politicamente non la conoscevo. Mi ha lasciato all’oscuro su ogni cosa: spesso il capostaff ne sapeva più del vicesindaco. Le pare possibile che io apprenda dai giornali della consulenza a Zara in seno ad Alba?»

Davvero non lo sapeva?
«No. Ho chiamato Cecilia e lei m’ha detto di non saperne nulla: “Ha fatto tutto l’amministratore”, diceva. Di che stiamo parlando? E poi, sempre a proposito della municipalizzata, noi eravamo per la nomina del nuovo manager; lei ha optato per il bando. Va bene, ma poi si deve assumere le responsabilità! Scelga subito il nuovo manager se non c’è più un rapporto di fiducia con Luigi Giampaolino».

La sindaca ha paura di scegliere?
«Non lo voglio dire, non lo so e non m’interessa. Per andare con lei, ho litigato con tante persone: qualcuno m’ha seguito, qualcun altro no. Abbiamo fatto un patto nobile? Oggi nobilmente i tozziani se ne vanno».

Nella foto: Ugo Tozzi con la sindaca Cecilia Francese

22 giugno 2018 – © riproduzione riservata
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