Sono stata positiva

La mia storia inizia con qualche colpo di tosse. L’inverno sta avanzando, le giornate diventano più rigide, i media dicono di stare in casa di nuovo.
Ho sempre avuto paura di questo virus, non l’ho mai sottovalutato, ho smesso di prendere il treno quando i casi sono aumentati in Campania, ho sempre portato in maniera corretta la mascherina, ho sempre igienizzato le mani, evitato i contatti non indispensabili. Soprattutto durante questa seconda ondata, quando il contagio si è diffuso anche nella nostra città, ho capito che il virus è diventato veramente qualcosa di temibile per me. E così ho avuto anche io la mia esperienza “da positiva”, esperienza che fortunatamente è stata solo un “assaggio” di covid; se penso a tutte quelle persone ricoverate, posso dire che sono stata veramente fortunata. 
Eh sì, purtroppo dal 31 ottobre è iniziata la mia quarantena, da quando sono comparsi i primi sintomi: febbre, dolori muscolari allucinanti (mai provati così forti in vita mia) e soprattutto una spossatezza da non riuscire nemmeno ad alzarmi dal letto. Per non parlare del mal di testa, un mal di testa mai avuto prima. Sintomi che mi hanno accompagnata per cinque giorni; un tempo in cui capisci che questo virus non guarda in faccia a nessuno: giovani, sportivi, adulti e anziani. 
Come ho già detto, per fortuna i sintomi sono durati poco e non sono stati gravi. Più grave dei sintomi è stata la “gestione” della quarantena: mi sono sentita sola quando ho provato a mettermi in contatto con l’ASL per tre giorni senza alcuna risposta; quando ho avvisato le persone a me vicine e ho capito che non accettavano questa “brutta notizia”; quando non ho potuto nemmeno portare il mio cagnolino a fare i bisogni. 
Il covid di per sé, soprattutto se sei giovane e abbastanza in salute, non è difficile da superare, si risolve in qualche settimana; il brutto è avere a che fare con il sistema che non funziona, rimanere chiusi per 15 giorni in una camera per paura di contagiare il resto della famiglia. È vero, a volte mi piace stare in solitudine e in silenzio, ma un conto è scegliere di essere isolati, un conto è essere costretti. 
Ora che sono negativa, seppur con qualche strascico di sintomi, ho una nuova consapevolezza di libertà: anche nel caso di costrizione fisica la nostra libertà persiste, perché essa dipende solo ed esclusivamente da noi. Finché consentiamo a cause esterne di condizionare la nostra libertà, non possiamo essere realmente liberi. Il grande nemico invisibile ci ha resi invisibili, emarginati, isolati e ostili, quasi a voler ostacolare i rapporti solidali e armoniosi verso il prossimo. Non solo ha invaso l’interiorità di ciascuno di noi, ma ha spezzato le ali soprattutto ai bambini e a tutte le categorie più indifese e fragili. Sulla mia pelle ho avvertito la tristezza dell’indifferenza di alcune persone che mi hanno considerato come un qualcosa da evitare; ma allo stesso modo, con grande gioia, ho riscoperto i valori di tutti coloro che mi sono stati accanto in questa disavventura.

Emilia Esposito

18 dicembre 2020 – © Riproduzione riservata

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