Sindrome Nimby o tutela della salute? di Silvana Magali Rocco


La realizzazione di discariche, impianti di trattamento rifiuti e industrie impattanti è fonte di grande preoccupazione nelle popolazioni dei territori nei quali le strutture vengono ubicate. Uno stato di allerta, di pericolo, che si trasforma in opposizione, in protesta definita come sindrome Nimby. Not in my back yard, “Non nel mio cortile”. Secondo i dati forniti dal Nimby Forum, che studia il fenomeno  in Italia dal 2004, i progetti oggetto di contestazione sono circa 359. Il tema a Battipaglia è attualissimo. La popolazione, i comitati, le associazioni che protestano contro la realizzazione dell’impianto di compostaggio sono stati tacciati di essere contrari al compost, di manifestare con i camorristi, di essere disinformati, di essere contrari quindi al riutilizzo e alla riduzione del rifiuto in maniera sostenibile. Pare quindi che buona parte dei battipagliesi sia stata colpiti dalla sindrome di Nimby. Ma qual è la verità? Diecimila cittadini che manifestano sono solo dei disinformati che si fanno gestire da chissà quale potere occulto oppure difendono la loro salute da scelte che potrebbero compromettere e incidere sulla salubrità dell’ambiente e sulla vivibilità di Battipaglia? Qualità della vita già severamente compromessa da discariche mai bonificate, da falde inquinate, da industrie impattanti e da impianti di trattamento rifiuti: questa la situazione cittadina. Chi studia il fenomeno Nimby tutela gli interessi di una sola parte, utilizzando strumenti comunicativi per persuadere le popolazione ad accettare determinate scelte, pensando che il problema sia legato alla mancanza di informazione, ma la situazione è molto diversa ed è molto più allarmante. Le popolazioni sono costrette a tutelarsi da un sistema fallimentare di imposizione dall’alto di scelte insostenibili, che hanno danneggiato gravemente l’equilibrio ambientale di intere aree della regione,  creando un debito economico ed ecologico che colpirà anche le generazioni future.
Pensiamo al sistema di gestione dei rifiuti che ha permesso lo stoccaggio di milioni di ecoballe, di discariche e di siti di compostaggio mal gestiti.
Pensiamo a chi doveva controllare e tutelare la salute pubblica e non l’ha fatto. Pensiamo alle promesse non mantenute e all’insicurezza sulla qualità dell’acqua dei rubinetti, sulla qualità dei prodotti agricoli, sulla qualità dell’aria. Pensiamo all’odore nauseabondo di plastica bruciata, di rifiuti, di catrame che i cittadini battipagliesi denunciano invano da diversi mesi.
Pensiamo agli studi effettuati che collegano la presenza di discariche abusive e incontrollate di rifiuti speciali all’incremento di malattie tumorali. Dal punto di vista sociale, è sicuramente  più preoccupante un atteggiamento accondiscendente della popolazione. I cittadini possono e devono pretendere il diritto a vivere in un ambiente salubre, che garantisca l’effettivo godimento dei diritti fondamentali della persona. Secondo la Corte di Strasburgo, la società moderna sembra più minacciata dallo sviluppo insostenibile che dagli attacchi diretti alla libertà individuale.
La tutela ambientale è un valore della società che richiede interventi risolutivi da parte dello Stato. I cittadini di Battipaglia, fino ad oggi, hanno sempre dimostrato un grande senso civico e di rispetto verso le istituzioni: ora chiedono allo Stato il riconoscimento dei propri diritti ed il rispetto degli impegni presi, cioè la bonifica delle vecchie discariche e la non realizzazione di nuovi impianti di trattamento rifiuti, comprendendo anche impianti di compostaggio sul territorio di Battipaglia, così come sottoscritto da un accordo istituzionale tra comune di Battipaglia e Commissariato di Governo per l’Emergenza rifiuti in Campania nel 2002.

9 marzo 2018 – © Riproduzione riservata
Facebooktwittergoogle_plusmail