Siete quello che dite

Chi ha fretta, chi non ha tempo di leggere tutto l’articolo può fermarsi qui, basta che legga il punto 2 del decalogo in copertina, perché quello che sto per scrivere è perfettamente sintetizzato in quelle diciassette parole.
Per tutti gli altri – che ringrazio per la fiducia – ho una buona notizia, contenuta nella seconda delibera di giunta del 2020: l’adesione del Comune al Manifesto della comunicazione non ostile. La giunta Francese merita un plauso e chi legge non deve sottovalutare l’atto compiuto, né scorgere dell’ironia in quanto appena scritto. Leggendo il decalogo del Manifesto, non sfugge la portata dell’impegno che si è sottoscritto. Sempre senza alcuna concessione al sarcasmo, c’è da aspettarsi che, rispettando le prescrizioni contenute nel documento, si porranno le condizioni per un confronto leale e costruttivo tra i soggetti politici, nonché tra l’amministrazione comunale e l’opinione pubblica. Confrontarsi senza denigrare, offendere o calunniare l’interlocutore, garantirà una dialettica sana e propedeutica a soluzioni efficaci.
Resta da capire se la delibera numero 2 della nostra giunta comunale sia frutto di un convincimento profondo, oppure esprima una mera adesione formale, di facciata. Si saprà presto.
Si spera si tratti di una presa di coscienza degli errori di “comunicazione” commessi in questi primi anni di governo, un inatteso mea culpa che farebbe onore e restituirebbe autorevolezza. Nessuno si offenda, ma se è emerso un punto più debole degli altri nell’azione della sindaca Francese è proprio quello relativo alla comunicazione istituzionale. Una materia ostica, un campo minato nel quale è facile commettere errori, ma anche uno strumento indispensabile per chi vuole incrementare i consensi e valorizzare la propria azione di governo.
Cecilia Francese ha pagato un prezzo altissimo a causa di questo “lato debole” della sua maggioranza: è infatti probabile che abbia fatto di più e meglio di quanto sia trapelato o sia stato gridato dai piani alti di piazza Moro. Questa comunicazione spesso incongrua forse non ha reso giustizia all’impegno e ai risultati raggiunti dalla sindaca e dalla sua squadra. Inoltre, in più di un’occasione, alcune infelici “uscite” (soprattutto sui social media) hanno determinato fratture in maggioranza e in consiglio comunale, nonché perdita di consensi nell’opinione pubblica. La prima regola da rispettare quando si parla e si scrive a nome di un’istituzione è quella di accettare con serenità le inevitabili critiche, seguita dal corollario di non rispondere mai aggressivamente ai singoli, anche quando si viene aspramente contestati; farlo è inopportuno e quasi sempre controproducente.
Essere intolleranti alle critiche, mostrarsi sprezzanti dell’opinione pubblica, rispondere con supponenza alle richieste di confronto, sono atteggiamenti incompatibili con l’autorevolezza e l’equilibrio che un amministratore dovrebbe mostrare, in ogni occasione. Nel caso di Cecilia Francese gli errori sorprendono ancora di più; proprio perché lei in passato, da consigliera di opposizione, è stata il bersaglio di vergognosi attacchi improntati al più becero maschilismo. La sindaca, quindi, sa bene quanto scorretti siano questi atteggiamenti, quanto sgradevole sia la protervia del potere: perché ne è stata vittima.
Questo è il motivo che spinge ad accogliere con gioia il “cessate il fuoco!”, che si spera rispettato da tutti. Seguire il decalogo della comunicazione non ostile aiuterà gli amministratori a essere più sereni e disponibili, sicuramente più amati; segnerà la differenza tra loro e i detrattori o mistificatori, veri e presunti.
Perché non basta – come si sente spesso dire in politica – che alle parole seguano i fatti. Quasi sempre, invece, serve che ai fatti seguano le parole, quelle giuste.

Francesco Bonito

24 gennaio 2020 – © Riproduzione riservata

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