Siamo rimasti fuori

Elezioni regionali archiviate. Per Battipaglia, come quasi sempre, non cambia niente. I due terzi dei votanti hanno mostrato di apprezzare il lustro amministrativo deluchiano. È evidente che molti non imputano al presidente riconfermato alcuna responsabilità per le scelte che hanno fatto di Battipaglia la pattumiera della provincia di Salerno. A questo si deve aggiungere la consolidata abitudine di tanti a votare per il favorito, a schierarsi con chi vince: lo ritengono conveniente. Per scegliere il titolo di questo editoriale ho ripescato la copertina di Nero su Bianco del 10 aprile 2010, uscito all’indomani delle elezioni regionali (anche allora De Luca contro Caldoro, ma vinse Caldoro), perché “Siamo rimasti fuori” anche questa volta descrive compiutamente la situazione. Le regionali sono sempre state una competizione elettorale ostica per i candidati battipagliesi. Dobbiamo tornare indietro di vent’anni per ritrovare un concittadino eletto in Consiglio regionale (Cucco Petrone con poco più di 1.700 voti); mentre un po’ più recenti sono i “ripescaggi” di Francesco Manzi e Fernando Zara. Sarà l’oggettiva difficoltà dell’impresa, sarà l’incapacità dei “nostri” di fare squadra, sarà la faida che coinvolge alcuni ex sindaci e che fa scattare veti incrociati: sta di fatto che anche quest’anno – come nel 2015 – nessuno ce l’ha fatta.
Se è legittimo candidarsi e provare a farsi eleggere per “servire” la Campania e il proprio territorio quando si hanno potenzialmente i consensi per farlo, è sconveniente (per la comunità non per chi si candida, evidentemente) farlo solo per “portare acqua” a una lista elettorale o a un candidato presidente. È ancora peggio candidarsi “contro”, col solo scopo di disturbare e togliere consensi all’avversario politico. Un atteggiamento puerile, civicamente riprovevole: giustificabile solo per un contradaiolo senese, disposto a tutto per non far vincere la contrada nemica. A rendere ancora più amara la sconfitta dei nostri “dodici apostoli”, la lezione severa impartita dalla vicina Bellizzi, compatta nel sostenere Andrea Volpe, autore di un blitz a Battipaglia con più di mille voti, eletto meritatamente in Consiglio regionale.
Presentare dodici candidati è stato l’ennesimo suicidio politico commesso a Battipaglia che resta ancora una volta fuori, a guardare, a dispetto di comunità demograficamente ed economicamente meno importanti. Resta da capire se il voto espresso sia il risultato di una valutazione politica, dettata da un convinto apprezzamento dei programmi e del candidato, o sia solo il frutto di un’intima adesione a un sistema parafeudale, quasi il ritorno a un mondo nel quale chi è alla base della piramide sociale, privato della possibilità di autodeterminarsi, obbedisce e offre le sue prestazioni al principe. 
Ai nostalgici del feudalesimo è il caso di ricordare che al principe spettano il potere, i privilegi e gli agi della vita nel castello; gli altri restano fuori dalle mura, devono zappare e inchinarsi al cospetto del signore.

Francesco Bonito

Nella foto: la copertina di Nero su Bianco del 10/04/2010

3 ottobre 2020 – © Riproduzione riservata

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