Sfizi privati, pubbliche virtù (di Ernesto Giacomino)

Un siparietto improvvisato, una “street fight” – per fortuna, solo verbale – fuori programma. Un comizio estemporaneo, per pochi eletti. In fondo, la politica è come l’arte, può essere classica e moderna, concreta o astratta, affiliata o indipendente. Soprattutto, può essere residenziale o da strada. E sotto quest’ultimo aspetto, da sempre, ci contraddistinguiamo con degli spettacolini ambulanti degni della miglior piazza Navona. Non sono poi così tanto lontani, i tempi in cui Motta e Ferrara facevano volare sedie e tavolini di un bar all’aperto, per un poco gradito segno di scongiuro “urologico” del secondo all’indirizzo del primo.
O quel sequel di “C’eravamo tanto amati” con cui Guzzi e Liguori pubblicamente si scornavano sotto la pittoresca cornice della facciata del Municipio rinfacciandosi amicizie tradite e promesse non mantenute.

E beh: cambiano nomi e ruoli, facce e poltrone; cambiano i partiti, le alleanze, i colori; ma la sana abitudine di rendere partecipi i cittadini dell’indiscussa concordia tra le cariche istituzionali di questo Comune pare essere una moda dura a tramontare.
Stavolta è toccato a un duo inedito: Tozzi e Santomauro. Presidente del Consiglio Comunale il primo, notoriamente Sindaco il secondo. Scambio di vedute all’aperto, davanti a un bar del centro, con un po’ di sano contorno di consiglieri e addetti di staff vari. L’argomento era il leitmotiv del momento, il bilancio comunale; l’accusa di Tozzi: facile farlo pareggiare con l’aumento delle tasse, a danno esclusivo dei cittadini. Ma il sindaco non se l’è tenuta, e giù con l’arringa difensiva: ma che ne capisci tu, io certe scelte le faccio soffrendo, gli elettori so’ piezze ‘e core. Gli animi si sono scaldati, i toni si sono accesi; e, stando a quanto si dice, solo l’intervento di qualche paciere ha fatto sì che le cose non trascendessero. Perché Santomauro – ha detto poi lo stesso Tozzi – pare chiuso al confronto e non accetta critiche di alcun tipo. Specie, credo io, se gliele vai a infilare tra un caffè e un bombolone alla crema. E, magari, mentre sta concentratissimo sulla prima pagina del Corriere dello Sport: attento, in uno, sia a non macchiarsi la cravatta che a leggere gli ultimi colpi del calciomercato.

In realtà, pur se l’effetto è spiazzante, la cosa non è estemporanea ma assolutamente premeditata, fa parte della nuova campagna di trasparenza organizzata dal Comune: un mix tra folclore e doveri istituzionali per cui, in giorni e a orari prestabiliti, un tot di consiglieri e assessori si sparpagliano per bar nel centro di Battipaglia e fingono di scontrarsi casualmente su temi di attualità, magari anche venendo alle mani per dimostrare ciascuno il grado di attaccamento alla propria opinione.
In questo modo non è necessario aspettare dichiarazioni alla stampa su questo o quell’argomento, o interventi nel Consiglio Comunale: la posizione di ognuno la si apprende dal vivo, in tempo reale; sempre però che si abbia la fortuna di beccare il politico giusto al momento giusto.

Ad ogni modo, nel caso s’individui un avamposto di discussione silenzioso o poco vivace, potrà essere lo stesso cittadino a provocare una zuffa passando di lì e propinando un argomento a caso, dall’aliquota Imu alla Battipagliese, alle tecniche di abbinamento di cravatta e calzino.
L’effetto è comunque garantito, ormai a Palazzo hanno nervi così tesi che basterebbe pure chiedere solo un’informazione stradale: e giù, allora, botte da orbi tra difensori dei vigili e addetti alla viabilità.

Ernesto Giacomino

 

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