Rifiuti, inquinamento e patologie: c’è una relazione

Non sono trascorsi due anni da quando il noto oncologo napoletano Antonio Marfella è venuto a Battipaglia per la prima volta. Da allora, dal punto di vista della salubrità dell’ambiente, la situazione a è indiscutibilmente peggiorata. Così, nel clima di grave preoccupazione che si vive da mesi, tra gli ambientalisti cittadini è maturata la decisione di richiamare in città Marfella. L’oncologo, che conosce la brutta storia della gestione del ciclo dei rifiuti in Campania e ha studiato le criticità del sistema, accetta volentieri l’invito e partecipa al convegno organizzato dalle più attive associazioni ambientaliste battipagliesi, svoltosi il 26 ottobre scorso nel salotto comunale di piazza Aldo Moro. 
Il primo intervento è quello di Alfredo Vicinanza, un ingegnere che da anni si sta spendendo per la sua città. Non parla di numeri, non cita i fatti drammatici che scorrono in immagini mute alle sue spalle; pronuncia parole che sono un richiamo morale all’unità di un popolo da troppo tempo rassegnato ad essere preda di interessi terzi, tra rifiuti dati alle fiamme e imprese un tempo floride che oggi chiudono, lasciando a casa centinaia di lavoratori. Dopo di lui prende la parola Antonio Marfella e lo fa con il piglio di chi conosce le trame dell’inganno e sente il dovere di svelarlo. Non ha esitazioni quando equipara la situazione attuale di Battipaglia a quella di Brescia, dove da decenni brucia un inceneritore i cui danni si stanno rivelando con tragico ritardo. Racconta di quanto siano pericolosi gli impianti in assenza di un sistema sicuro di tracciabilità dei rifiuti, sottolinea che il rischio maggiore non arriva dai rifiuti urbani ma da quelli speciali che provengono da tutte le attività produttive che operano in evasione fiscale. Citando il titolo dell’evento in corso, “Si può essere sani in una terra malata?”, Marfella non parla solo di tumori, e dei numeri in aumento nella fascia di età pediatrica, ma pone l’attenzione sul vertiginoso incremento di incidenza dell’autismo per cui è plausibile un nesso di causalità con l’inquinamento ambientale. Inquinamento come causa epigenetica di alterazioni che possono manifestarsi con una riduzione della capacità riproduttiva maschile, con un più elevato tasso di abortività precoce, con l’infertilità. Questo il tema del contributo che Luigi Montano, uroandrologo di Acerra in forza al presidio ospedaliero di Oliveto Citra, porta al dibattito intervenendo in collegamento telefonico. Sono ben noti gli effetti nocivi degli inquinanti sulla salute riproduttiva e il dottor Montano lo ha documentato in un progetto di ricerca da lui ideato e coordinato. EcoFoodFertility si chiama: è un programma che, appurata la nocività degli inquinanti chimici, tra le diossine dei rifiuti incendiati, i metalli pesanti di quelli tombati e l’impiego massivo di pesticidi e fitofarmaci in agricoltura, punta a fornire una difesa a chi vuole proteggersi. #Intantomidifendo è l’hashtag che il dottor Montano ha lanciato per diffondere questa iniziativa, quasi un messaggio di speranza dopo aver ascoltato tante terribili verità.
Alla fine, fuori programma, interviene il dottor Carlo Crudele, medico di famiglia battipagliese. Porta i dati di uno studio di prevalenza tumorale raccolti con altri colleghi. «I numeri – precisa Crudele – vanno interpretati, analizzati da un epidemiologo esperto».
Marfella, che i numeri li conosce perché li legge da anni nella direzione sanitaria del Pascale, non ha dubbi. Questa terra è malata ed è difficile essere sani dove la terra, l’aria e forse anche l’acqua sono malate.

8 novembre 2019 – © Riproduzione riservata

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