Ricordi, memorie e altre nazioni (di Lucio Iaccarino)

I ricordi continuano a essere la nostra ossessione. A mano a mano che procediamo con l’età, sentiamo di lasciare nell’oblio pezzi importanti delle nostre esperienze. Tuttavia, le protesi cerebrali in commercio, pensiamo ai computer e alle memorie artificiali o più semplicemente alle penne USB, ci consentono di mettere definitivamente in disparte i singoli ricordi, sempre che riusciamo a rintracciare in quali cassetti li abbiamo riposti. Se un tale assunto è vero a livello individuale lo è ancora di più per la memoria collettiva. Ma un popolo senza memoria non potrà mai essere una nazione. I cassetti nel caso della memoria nazionale sono i luoghi dove la storia di un Paese si rinnova, come le scuole, i partiti, i giornali, le case editrici. Sono queste le istituzioni discorsive di gramsciana memoria, nei quali i racconti collettivi ritrovano la strada per imporsi all’attenzione dei cittadini.

Oggi siamo costretti ad allargare gli orizzonti e a contemplare tra le istituzioni discorsive anche Internet e tutte le banche dati presenti in rete. Che strano posto internet, si popola continuamente di nuovi siti e nuove piattaforme, spesso dimenticando vecchi portali che sopravvivono al tempo della tecnologia come animali giurassici. Ma è proprio grazie a questi fossili telematici che riusciamo a stratificare nel tempo della rete la successione degli eventi reali, ad avere tracce di ciò che è stato, sebbene in un mondo virtuale, parallelo a quello degli incontri tra persone in carne e ossa.

Fermare i ricordi nella mente è quindi sia un bisogno individuale sia un’esigenza collettiva, sebbene i motivi per dimenticare crescano in modo esponenziale. Emblematica la pellicola di Christopher Nolan, Memento (2000), dove Leonard tenta di vendicare la moglie violentata e uccisa dovendo fare i conti con una grave perdita di memoria che lo induce a rimuovere tutti i ricordi in suo possesso, finendo per ricordare nitidamente solo il grave incidente. Leonard riesce a superare l’insormontabile oblio fotografando tutto con una polaroid e incidendo sul proprio corpo ogni dato utile alla sua ricerca di vendetta. Memento è un film profetico, non soltanto per quello che riesce a prevedere (la prima decade del nuovo millennio vedrà infatti il boom dei tatuaggi) ma per tutto quello che riesce a spiegare di un mondo minacciato dalla compresenza di troppe emozioni ed esperienze. Un eccesso di input che ci annebbia la vista e la possibilità di ricordare.

Come in Memento, al principio di ogni grande storia è fondamentale che vi sia un evento traumatico come una guerra (meglio se vinta) o un processo di unificazione nazionale, fatto di battaglie, di sangue versato in onore della patria, come quello che celebriamo nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Per essere ricordata la patria ha bisogno di martiri ed eroi. E la nostra storia patria è ricca di segni indelebili, di ferite, tagli, incisioni, rimozioni e traumi non ancora superati del tutto. Ma le nazioni per quanto ci appaiano come elementi naturali sono inventate di sana pianta da grappoli di patrioti e uomini politici che riescono ad imporre simboli e miti all’intera popolazione, come molte delle tradizioni del resto. Se ne è parlato anche nella prima puntata di Time 151, ricordate Il discorso del re? Bene, in Gran Bretagna oggi quel discorso sembra essere una tradizione tramandata da secoli e invece non è altro che una pratica maturata con l’avvento della radio. Ma l’invenzione non sta tanto nel fatto di creare ex novo un’idea e di ripeterla con insistenza fino a farla diventare una vera e propria tradizione, quanto piuttosto nella capacità di farla apparire come un elemento presente sin dalla notte dei tempi, vale a dire in un età tanto lontana da renderla immutabile e potente.

Ecco perché l’invenzione della Padania ha tanta presa nel Nord e mostra un certo appeal anche in sacche elettorali del centro. Perché se la gioca con la nazione italiana sia sul terreno dell’anteriorità sia su quello dell’autorità. Non importa quanto vera essa sia, piuttosto si presenta come una memoria minacciata dall’invasore italiano sulle patrie minori, sulle patrie dei localismi e dei territori del Nord. Simbolicamente l’operazione è di straordinaria efficacia: il Nord diventa patria in contrasto con l’Italia e con il suo potere romanocentrico, ogni qualvolta lo Stato si manifesta in forma vessatoria, riscuotendo tributi o minacciando tagli alla spesa pubblica.

Cosa c’entra l’invenzione della Padania con la memoria nazionale italiana? Proviamo a chiederlo a quanti non hanno celebrato i 150 anni dell’Unità d’Italia. Nella crisi della memoria si risvegliano patrie minori e la rete come nuovo spazio di cittadinanza ha di certo accelerato questo processo. Internet è l’autostrada più frequentata a livello globale perché offre la possibilità a tutti di muoversi nel tempo e nello spazio senza troppi limiti di velocità. La rete è terra di conquista dove risvegliare vecchie nazioni o inventarne di nuove. Sul sito ufficiale della Lega Nord, la secessione, per quanto possa apparire grottesca, si è già realizzata. C’è un parlamento del Nord ben distinto dalla Lega Nord nel Parlamento italiano. In rete raggiungiamo luoghi nascosti, sperimentiamo nuove patrie e dimentichiamo in fretta quelle che ci hanno generato, sostituendo alle memorie condivise una valanga di ricordi individuali.

Lucio Iaccarino

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