Recuperare identità e appartenenza (di Saverio Santovito, 19.10.2011)

Nel vostro ultimo numero (17 del 7/10/2011),  mi ha molto incuriosito l’articolo di Lucio Iaccarino su “Ricordi, memorie e altre nazioni (o comunità, aggiungerei)”. Esso mi offre l’occasione per due mie considerazioni sul tema in argomento. La prima riguarda la Lega Nord, protagonista esaltata de “l’invenzione della Padania, che ha tanta presa nel Nord”,  perché “se la gioca con la nazione italiana sia sul terreno dell’anteriorità sia su quello dell’autorità”.  Interessante. Ma questo varrebbe solo per la Padania? Essa si presenta, viene precisato, come “una memoria minacciata dall’invasore italiano sulle patrie minori, sulle patrie dei localismi e dei territori del Nord”. Ma che strano, si parla solo a giustificazione del Nord, prepotente e arrogante Nord, altro che superiorità di razza. O noi inferiori. Follie. E perché non anche delle ragioni del Sud? O magari soprattutto a tutela del Sud, per essere più precisi o pretenziosi noialtri in riconoscimenti storici. Si vuole in tal guisa ancora reprimere la dignità del Sud? Disconoscere il suo passato e i suoi meriti di vanto e gloria?

O negarle quanto meno pari dignità col Nord, pur nelle differenze economico-finanziarie che ormai le caratterizzano? Ma allora chi e che cosa può e deve difendere questo martoriato territorio che continua da 150 anni a levare inascoltato il suo grido di dolore, per poter essere, a pieno titolo, considerato e garantito come “patria minore e patria dei localismi”? Il popolo meridionale resta ancora silenzioso, senza smaniosa pretenziosità, nel sofferente ricordo di scelte subìte “da grappoli di patrioti e uomini politici”, quasi tutti di sponda settentrionale, che non hanno esitato in alcun modo ad usurpare, ingannare e tradire, usare violenze atroci, defraudare e spogliarci di ogni nostro bene e dignità posseduti. Così da farci regredire. E dopo tanta violenza sul campo, sul nostro campo, il nostro territorio, le devastazioni e gli oltraggi subìti, si continua, sempre a nostro danno e in malomodo, a offendere la nostra dignità ed i nostri diritti spudoratamente calpestati. E non vado oltre per ragioni di spazio. L’altra considerazione la traggo dalla frase “un popolo senza memoria non potrà mai essere una nazione (aggiungerei ‘comunità’)” per collegarmi a quella apatìa ed incuria per la memoria storica del nostro territorio, tipica degli abitanti di Battipaglia, di animo forestiero, con gravi responsabilità primarie di intellettuali, politici e amministratori in uno con i dirigenti-tecnici del Palazzo. Ai cittadini non manca di vedere in via quotidiana lo scempio dell’usura a cui sono stati abbandonati il Castelluccio, il primo sito territoriale già citato nel lontanissimo 1080, e la Scuola elementare De Amicis, aperta nel 1931, prima sede esclusiva d’istruzione dei nostri indimenticabili antenati. Per ulteriore memoria ricordo che la prima Scuola media, la “Francesco Fiorentino”, fu inaugurata il 1951.

Ma sul territorio insistono altri immobili storici in grave deperimento. In assenza di provvedimenti ed iniziative del Palazzo e forse anche per quache gioco di pretesa in più di qualche ardito operatore d’affari privato, cresce fra i cittadini la sfiducia ed il disinteresse dei lasciti immobiliari, veri cimeli storici, da ripristinare ai loro antichi splendori ed alla funzionalità più utile nel rispetto delle loro identità originarie, ma anche a più ampio beneficio sociale a fini culturali e turistici, in un’ottica di sviluppo economico compatibile con le caratteristice del territorio. Permettetemi, e finisco subito, di urlare a squarciagola il mio ‘NO’ (anche per conto dei silenziosi) ad ogni scappatoia strumentale  finalizzata alla demolizione e destinazione d’uso ovvero abuso speculativo privato.

E per ragione di spazio non elenco i beni tutti, da salvaguardare (e aggiungo ristrutturare), come da richiesta di catalogazione e vincolo antichi casali di Battipaglia, indirizzata dai Dott. Rocco e Mondella, da apprezzare e sostenere in merito, al Soprintendente ai Beni Ambientali e Architettonici di SA e AV. Con l’auspicio che le autorità competenti difendano il decoro del patrimonio storico, culturale e affettivo della città e che la cittadinanza esca dal torpore in cui s’è assopito. E dal senso di estraneità.

 Saverio Santovito

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