Quel che conta non si conta (di Francesco Bonito)

I numeri parlano chiaro. Spesso, ma non sempre. Ai numeri fanno frequentemente riferimento il sindaco e gli esponenti della maggioranza nelle loro esternazioni, fin dai primi mesi di mandato. Insistono perché i numeri darebbero loro ragione, e in parte è vero. Come negare la quantità espressa dal governo Santomauro: basta pensare agli assessori nominati, ai componenti dello staff, alle strade e alle rotatorie inaugurate, ai nuovi campetti sportivi, ai metri di marciapiedi ripavimentati e ai lampioni nuovi, alle telecamere installate, alle somme impegnate o spese, ai beni comunali messi in vendita, e a tanti altri numeri che esprimono cose fatte o soldi spesi. Certamente l’attività di questa amministrazione è quantitativamente considerevole, soprattutto se paragonata alle due precedenti
Ma come tutti sanno, un mero giudizio di quantità può essere fuorviante se non viene ponderato alla luce di un’analisi qualitativa, soprattutto in politica e nell’attività amministrativa. Non serve fare tante cose, o meglio, non basta: bisogna farle bene, controllare la qualità degli interventi, valutare quanto hanno inciso sul benessere della comunità e sulla vivibilità della città. Altrimenti ci si ferma a metà dell’opera: se manca l’altra metà si vanificano gli sforzi, si perdono opportunità e soldi. Perciò sarebbe più corretto, prima di sciorinare trionfalmente i dati quantitativi del proprio operato, chiedersi, per esempio, se serve spendere soldi per installare decine di telecamere se poi le stesse non entrano in funzione o non sono utilizzate per garantire la sicurezza dei cittadini. Valutare se si potevano ristrutturare campetti sportivi in modo adeguato (al Centro sociale i campi da tennis sono stati rifatti al contrario, con l’orientamento opposto a quello previsto da tutti i manuali di impiantistica sportiva). Oppure chiedersi se è utile realizzare dei giardini pubblici senza prevedere l’impianto d’irrigazione e un minimo di controllo (in via Colombo, dopo sei mesi i giardini sono ridotti ad arida spianata occupata tutte le notti da rumorose comitive che disturbano il sonno di centinaia di residenti). Vogliamo parlare delle cifre sbandierate con orgoglio (e messe in bilancio) come ricavi di vendite del patrimonio comunale? Finora i numeri sono solo sulla carta e gli incassi sono prossimi allo zero. Incredibilmente imbarazzante poi la situazione dei parcheggi a pagamento (si sono accorti dopo mesi che la società concessionaria non versava i soldi dovuti al Comune!). La produttività dei 17 ex assessori è difficilmente misurabile: non si sa se dividere il numero di delibere  per il numero di settimane di delega o moltiplicare lo stipendio per i mesi di assessorato. I pochi assessori ancora in carica, dei veri è propri highlanders, competono per stabilire il record di durata. Così come è arduo misurare la qualità dell’opera dei trenta collaboratori non retribuiti del Sindaco: salvo aspettare le prossime elezioni per contare quanti voti ha “portato” ognuno di loro. E che dire del maggior successo quantitativo? Il numero di consiglieri che sostengono il sindaco: dalla dozzina della dote iniziale ci si avvicina alle due decine. Come si vede, tutti i numeri sono in crescita…

Sarebbe preferibile, però, non abituarsi a contare i consiglieri a dozzine né pesarli per la quantità di voti presi, calpestandone la dignità personale, ma invece cominciare a riconoscere a ciascuno quel prezioso ruolo di delegato dai cittadini  ad agire nell’interesse di Battipaglia. E per rispettare questo mandato, non serve fare tanto, bisogna fare bene.

Francesco Bonito

 

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