Quando canzone fa rima con conversione

Come un prodigio tour. Non è il nome di una tourné di Ultimo o di Jovanotti; la cantautrice che ne è protagonista si chiama Debora Vezzani, emiliana, classe 1984. Non riempie gli stadi né i palazzetti dello sport, ma le chiese di tutta Italia, per testimoniare grazie alla musica la sua conversione, come ha fatto lo scorso 16 ottobre presso la parrocchia sant’Antonio di Padova della città, in occasione del decimo anniversario dell’Adorazione Eucaristica Perpetua.
Diplomata in flauto traverso al conservatorio e al CET di Mogol come interprete e compositrice, nel 2009 arriva tra i 15 finalisti a SanremoLab con il brano Venticinque, una canzone che urla tutta la sofferenza di una giovane ragazza, abbandonata alla nascita e adottata da una coppia di genitori che presto si separeranno, lasciandole un secondo vuoto apparentemente incolmabile. 
Presto anche le altre due realtà per lei fondamentali, il suo ragazzo e la musica, le causeranno dolore: il primo la lascerà, mentre la sua carriera artistica non avrà il successo sperato. Tutto cambia un giorno, d’improvviso, quando un’amica le chiede di mettere in musica il salmo 139, perché possa suonarlo al suo matrimonio. 
Nasce così Come un prodigio, la canzone che l’ha resa una star della musica, anche se non esattamente come lei aveva immaginato. In poco tempo, una canzone registrata nella sua cucina raggiunge oltre un milione di visualizzazioni! E così, a sugellare questa sua conversione, un giorno, più per curiosità che per altro, aprendo la Bibbia le scivola in mano il biglietto ricordo del suo battesimo, che riporta le parole “Sei tu che mi hai tessuto nel seno di mia madre”, le stesse del salmo cantato da lei all’inizio della sua conversione. È proprio vero: le vie del Signore sono infinite.

Romano Carabotta

Nella foto: Debora Vezzani

22 novembre 2019 – © Riproduzione riservata

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