Qua la rampa

Svincolo, atto ennesimo. L’emblema della rinascita battipagliese, delle infrastrutture che funzionano, perde un pezzo al giorno come cartapesta asciugata male. Ennesima conseguenza di quel “chiudiamo alla svelta che s’è fatto tardi” che ha portato a raffazzonare (se non evitare) quei lavori di completamento che avrebbero dovuto rendere l’opera una soluzione epocale e non la solita pezza a colori per spartirsi meriti e prestigio politico.
Conseguenze e disagi sono da anni sotto gli occhi di tutti: la segnaletica invisibile, le canalizzazioni kamikaze, lo strapiombo all’uscita dall’autostrada, la giungla nella rotatoria. L’unica cosa funzionante pareva il disimpegno dalla variante: quella corsia dedicata, parallela alla rotatoria, che venendo da Taverna ti consentiva d’entrartene al centro senza (troppi) ingorghi.
E beh: finalmente s’è chiusa anche quella. Da mesi, in realtà. Credo sia stato in conseguenza di uno dei soliti acquazzoni che solo qui a Battipaglia hanno l’effetto degli uragani in Florida: quattro gocce e si scoperchiano case e allagano quartieri. Solo che parliamo di un bel po’ di tempo fa: poi, voglia Iddio, l’urgenza pareva finita. S’è riaperto il sottopassaggio, per dire. S’è smontato il picchetto di sorveglianza del Tusciano. Addirittura, nel mio rione, si sono definitivamente rimessi in cantina i sacchi di segatura (perché a Sant’Anna funziona così: o la strada te la asciughi tu oppure cominci ad allenarti per i mondiali di canottaggio).
Normalità ovunque, insomma. Ma lì no. Quella strada non s’ha più da usare: e non so se perché veramente esista ancora un qualche problema strutturale (che sarebbe vergognoso, visti i pochi anni d’età) o se, semplicemente, qualcuno si sia dimenticato di riaprirla. Fatto sta che a sera, nell’ora di punta, l’inferno nella rotatoria allo svincolo rimanda agli esodi di massa dei film apocalittici americani. C’è gente che ci si fidanza, a stare in coda. Altri che si laureano. Uno ha lasciato l’autostrada con un’auto, ed è uscito dall’imbottigliamento col nuovo modello.
Il fatto è che possono aversi tutte le motivazioni e giustificazioni del mondo, ci mancherebbe. Ma se magari le comunicassimo pure ai cittadini non s’offenderebbe nessuno: anzi, sarebbe indice di rispetto, coinvolgimento, partecipazione al disagio del singolo. Dire: noi chiudiamo questa strada dal giorno tot al giorno tot, i motivi sono questi e quest’altri, non scalfisce la tasca e la dignità di nessuno, fidatevi. Specie se poi – celermente, fattivamente – ci si muove a risolvere il problema. Sempre meglio, insomma, di diffondere questa percezione di arroganza e menefreghismo che, vuoi o non vuoi, t’arriccia il naso in ogni caso analogo.
Per carità: cullarsi sulla nostra ignavia ha sempre pagato, ci mancherebbe. Ci hanno sguazzato i politici di ieri come quelli di domani (della serie: trova le differenze), costruendo obbrobri finiti ai tg nazionali, buttando soldi pubblici per ripicche private, promettendo l’impossibile sapendo che, a non mantenere, ci si usciva più fidati e votati di prima.
Il problema è che cittadini non si nasce, ci si diventa. E chissà: magari arrivasse dall’alto, la formazione, non è detto che non potremmo imparare.

22 aprile 2016 – © Riproduzione riservata
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