Più botte che risposte di Francesco Bonito

Era una notte buia e… puzzolente. Era l’ultima notte di ottobre quando la sindaca di Battipaglia, insieme al comandante della polizia locale Iuliano, ha raggiunto il sito di compostaggio in territorio ebolitano, a meno di due chilometri dall’abitato di Battipaglia. Motivo del blitz la persistente puzza di spazzatura che ammorba Battipaglia, e che quella notte risultava oltremodo insopportabile. La sindaca, accertatasi che l’olezzo proveniva dal sito incriminato, per avvalersi della presenza di testimoni terzi, chiama prima i vigili urbani di Eboli e, ricevuto un diniego, chiama i carabinieri. Insomma, Cecilia Francese prende di petto l’emergenza ed effettua una sortita tesa a certificare l’origine dei miasmi che “deliziano” le notti dei battipagliesi. Iniziativa meritoria: dopo un lunghissimo temporeggiare, la prima cittadina fa la sua mossa, incisiva, quasi temeraria. Ma durante il presidio davanti alla “maleodorante fabbrica” accade qualcosa, il sit-in diventa una diretta Facebook, il blitz diventa un’azione dimostrativa, l’atipico “incidente probatorio” finisce per assomigliare a un collegamento tv in stile La vita in diretta. Cecilia Francese, ripresa da un telefonino, racconta ai suoi concittadini cosa sta facendo. La domanda sorge spontanea: perché?

Bene il blitz, meno la diretta. Non è la prima volta che la nostra sindaca commette un’ingenuità sul piano della comunicazione, forse per eccesso di generosità, forse perché mal consigliata. Fatto sta che la diretta finisce per “sporcare” l’iniziativa, rischia di farla apparire come una mera operazione mediatica. E poi, lo sanno tutti, è meglio comunicare i successi che i tentativi; altrimenti si trasmette amplificata l’immagine di un impegno improduttivo, inefficace.

La mattina successiva al blitz, il primo giorno di novembre, il sindaco di Eboli, Massimo Cariello, risponde al video della nostra Cecilia con una diretta di ben 24 minuti, sempre su Facebook. Non mi avventuro nell’esegesi del pensiero di Cariello, non vorrei stravolgerlo con una sintesi imprecisa; chi vuole può ascoltarlo sul noto social. Dopo quattro giorni, Cecilia Francese posta un altro video, questa volta seduta alla sua scrivania in municipio, nel quale ribatte punto per punto alle velenose accuse del sindaco ebolitano. Complessivamente i tre videomessaggi sfiorano i 50 minuti. Un “botta e risposta” tanto inutile quanto deleterio, sia per l’immagine dei due protagonisti che per la causa, che richiederebbe collaborazione e non guerriglia mediatica.

Ora, non è importante capire chi abbia ragione – certo l’uscita di Cariello appare infelice – anche perché forse hanno torto entrambi. Ma cosa chiede una comunità al proprio sindaco? Credo che la risposta sia: la risoluzione dei problemi. E non la ricerca di un colpevole, non l’esibizione di un alibi, non impegni coniugati al futuro, non la denuncia di oscure forze del male; i cittadini vogliono azioni concrete, non comizi o polemiche sui social media. Molti si chiedono: per risolvere il problema cosa è stato fatto negli ultimi anni? A sentire i due sindaci non sarebbe mancato l’impegno; se è vero, allora cosa manca?

Tante domande che finora hanno ricevuto più botte che risposte.

9 novembre 2018 – © riproduzione riservata

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