Pino Bovi: «Abbiamo tradito gli elettori»

Dopo la nomina di Bruno ad assessore, il capogruppo di Con Cecilia è passato all’opposizione del governo Francese. In questa intervista i motivi del “divorzio”

Il consigliere comunale Pino Bovi, fino a ieri tra i fedelissimi della sindaca e ancora oggi capogruppo di Con Cecilia (fu il più votato della lista nelle elezioni del 2016), abbandona la maggioranza. Per due anni e mezzo è stato un leale sostenitore del governo “etico”, ma dallo scorso 23 gennaio, Pino Bovi è ufficialmente fuori dalla maggioranza; lo ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa tenuta in municipio. La decisione è sofferta ma pare irrevocabile; il fulmine, a cielo non proprio sereno, è caduto rumorosamente al suolo all’indomani della nomina di Davide Bruno (segretario cittadino del Pd fino alla scorsa primavera) ad assessore nella giunta Francese. 
Abbiamo sentito il consigliere Bovi per capire le motivazioni che lo hanno portato a questa decisione. Il nefrologo battipagliese ha risposto con disponibilità e schiettezza.
Consigliere Bovi, perché lascia la maggioranza?
«Prima di rispondere vorrei fare una premessa: non ho mai cercato il centro della scena. Ho fatto sempre prevalere il senso di appartenenza al gruppo e lo spirito di servizio alla città, per dare forza all’azione del sindaco».

Fino a ieri, ma poi… 
«Oggi, mio malgrado, la situazione è cambiata: sono fuori dalla maggioranza, ritiro il mio incondizionato sostegno a Cecilia sindaco di Battipaglia. Non condivido più come Cecilia Francese conduce l’attività amministrativa e mi arrendo, rinunciando all’idea di poter lavorare per migliorare le cose. E con me condividono questa posizione in tanti. In città e nel movimento che ho contribuito a fondare e a portare alla vittoria alle ultime elezioni».

Ma cosa è successo?
«Abbiamo tradito gli elettori e gli attivisti di Etica. Abbiamo promesso dai palchi che avremmo cambiato il modo di fare politica, ma non abbiamo mantenuto le promesse. Abbiamo parlato di trasparenza, abbiamo garantito che avremmo combattuto aspramente il trasformismo, i cambi di casacca.Invece, oggi ci troviamo un assessore che non può essere accettato senza rimangiarsi clamorosamente le parole di un impegno fondamentale preso con gli elettori. Voglio essere chiaro: nulla di personale in questa posizione mia e di tanti attivisti di Etica. Lo conferma il fatto che più volte avevo ribadito al sindaco che sarei stato favorevole alla nomina di Bruno, se lo stesso fosse stato indicato dal Partito democratico, a sugello di un accordo politico. Ciò avrebbe significato allargare la maggioranza politica, e non semplicemente assecondare un atto di trasformismo». 

Per lei una decisione così grave?
«Sì, sia per evidenti motivi di opportunità, sia per il “percorso” che ha portato Bruno in giunta. Il segretario del Pd fin dal settembre 2017 venne a propormi di trovare una exit strategy per mettere fuori gli alleati che Cecilia Francese aveva scelto poco più di un anno prima. Al mio rifiuto di discutere il tema con il segretario di un partito all’opposizione, si dichiarò pronto a dimettersi, se ciò fosse servito a “entrare”. Successivamente, il segretario del Pd partecipava a riunioni di consiglieri di maggioranza che chiedevano al sindaco un certo cambio di rotta. Richieste avanzate con massima determinazione, fino a cercare di far cadere l’amministrazione. Il resto è storia: Davide Bruno si dimette da segretario Pd, e poco dopo arriva l’annuncio informale del sindaco di volerlo come assessore. Questa scelta non piace al movimento, contraddice i nostri princìpi». 

Dietro questa nomina potrebbe esserci un allargamento a sinistra della maggioranza?
No. Il Pd non vuole ufficialmente appoggiare Cecilia, né condivide la nomina di questo assessore. Bruno, dunque, va ritenuto un uomo che ha cambiato casacca nel corso della partita iniziata nel 2016 e che si chiuderà nel 2021». 

Ma Bruno si è dimesso.
«Che si sia dimesso non cambia nulla, non rende possibile nulla. Anzi certifica un tentativo di raggiro di una promessa fatta agli elettori».

E ora, cosa succederà? La sua è una posizione isolata o ci sono altri “delusi” in Etica?
«Non sono il solo a pensare che si sia fatto un errore gravissimo. In molti siamo dispiaciuti. Ognuno di noi si è fatto garante presso una fetta di città di certi principi e non può smentirsi e perdere la faccia. Ci dispiace prendere atto che mentre noi di Etica stiamo a difendere i principi pregnanti del movimento, c’è chi è pronto a cambiare idea». 

Quindi lei lascia la maggioranza e il suo gruppo, va a sedersi nei banchi dell’opposizione?
«Lascio la maggioranza, ma non abbandono il gruppo Con Cecilia, di cui – le ricordo – sono il capogruppo».

Lo spieghi meglio.
«Io non condivido più l’operato di questa maggioranza, ma resto fedele agli ideali del movimento che ho contribuito a fondare e a far vincere. Io resto coerente con la scelta fatta tre anni fa; non so se gli altri possono dire altrettanto». 

Cosa crede che accadrà dopo la sua “fuoriuscita”?
«Mi auguro che la mia scelta favorisca il dibattito e la riflessione e non scateni attacchi personali che escano dal civile confronto di idee».
Comunque la si pensi, un auspicio condivisibile.

Francesco Bonito

Facebooktwittergoogle_plusmail