No, non è la cacosmìa di Paolo Vacca


«La costanza di un’abitudine è di solito proporzionale alla sua assurdità» scriveva Marcel Proust. Difficile dargli torto quando la sera, a Battipaglia, apri la finestra di casa. Gli odori nauseabondi sono quelli di sempre: inconfondibili. Ci conviviamo da venti anni oramai e il battipagliese, si sa, è campanilista. Strano, però, che nessuno sia riuscito a capitalizzare questa situazione. Insomma, non c’è bisogno di un genio del marketing, solamente di un po’ di sana inventiva. Si potrebbe partire eliminando qualche pizzeria (che son pure troppe a Battipaglia) e sostituirle con le “puzzerie”: piccoli negozi dove vendere le speciali essenze battipagliesi, dal “Fieto di Battipaglia” ai “Miasmi della Piana del Sele” fino al deo-puzzante da spruzzare rigorosamente in quei pochi spazi dove la puzza non è arrivata. E magari, che so, un gemellaggio con qualsiasi paese che scopra fenomeni miasmatici simili ai nostri in modo da “fare network”, per dirla alla Poletti. Inoltre, sono tanti a lamentare l’assenza di un cinema a Battipaglia. Perché non ovviare a questa carenza organizzando un cineforum sulla puzza? Proiezione de “Il petomane” di Pasquale Festa con Ugo Tognazzi, e poi un concorso per lungometraggi o cortometraggi a tema unico: gli odori nauseabondi. Sembrerebbe strano, ma la puzza di fritto, da qualche mese, per la Cassazione è diventato reato. Al contrario, la puzza di ‘monnezza’, pare non esserlo. Approfittiamone! E stiano tranquilli gli abitanti battipagliesi: non è cacosmìa, è proprio puzza.

Foto di Francesco Maiorano

8 settembre 2017 – © Riproduzione riservata
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