Nenti sacciu

Una volta era diverso. Una volta, col passaparola giornaliero tra lo struscio a via Italia, una puntatina al bar, l’acquisto del giornale, la spesa al minimarket, avevi un quadro più o meno affidabile delle attività comunali in corso: un condono qua, una manutenzione là, una disinfestazione al lato, una chiusura scuole all’altro. Come dire: una panoramica completa. Approssimativa, ma indicativa.
E oggi, invece. Oggi, che s’è all’apice dell’evoluzione umana circa mezzi e velocità di comunicazione scritta e parlata, la fa da padrona la disinformazione. O peggio: il “no comment”, l’oscurità. L’inerzia divulgativa.
Oppure le notizie, quando e se arrivano, sono comunque figlie d’una rigorosa selezione all’ingresso, via le cattive e comunicato stampa per le buone – o almeno neutre – in ossequio al vecchio jingle “facciamo finta che tutto va ben, tutto va ben”, storica sigla delle disavventure di Fracchia nella tv anni ’70.
E ok: sappiamo per tempo che mancherà l’acqua dalle ore tot alle tot nei quartieri questo e quello, per maestosi e innovativi e architettonici interventi alla rete idrica che Renzo Piano scansati; però poi tutto tace circa la presunta epidemia di pidocchi nelle scuole Gatto. Mani avanti e prese di posizione ufficiali per i cumuli di monnezza quando le colpe sono altrui; “boh” e “chissà” quando camion e compattatori cannano le uscite mattutine per altri e imprecisati motivi; o quando le ritardano ab libitum per paralizzare la città in pieno orario d’avvio di scuola e lavoro. Dei due ponti sul Tusciano nessuno sa più nulla: opere che sarebbero dovute finire più d’un mese fa, cantieri deserti, lavori apparentemente interrotti, strade provvisorie che cominciano a cedere e incunearsi, e non una riga chiara e ufficiale del Palazzo a illuminarci sullo stato dell’arte.
Sia chiaro: è un sistema ormai diffuso nell’intero mondo politico, non riguarda esclusivamente le istituzioni locali. La scusa del deputato, ministro, governante “più vicino al popolo” grazie all’uso di social e portali web, se da un lato ci tiene costantemente aggiornati su umori, diete, circumnavigazioni e vicende amorose dei politici, dall’altro, implicitamente, “esclusivizza” tali canali come uniche loro fonti informative attendibili, dando tutto il resto per ufficioso o mai detto. Posso prendere una posizione ben definita firmando un documento a Montecitorio, e poi affermare l’esatto contrario filmandomi in un videoclip con davanti un piatto fumante di bucatini alla gricia: il popolo non avrà dubbi, monitor batte aula uno a zero, il Parlamento sarà pure attendibile ma il bucatino è il bucatino.
Che poi: “le comunicazioni le faccio sempre”, ti dirà un qualunque sindaco. E però: perché prendersi la briga di spulciare tra atti e delibere, giornali e gazzette, quando ormai l’unica ufficialità a un’azione istituzionale la dà – paradossalmente – il chiacchiericcio da bancone? In fondo, della querelle sui miasmi tra la nostra sindaca e il sindaco di Eboli ricorderemo i reciproci videomessaggi al vetriolo, non certo l’eventuale corrispondenza istituzionale.
Come dire, insomma: pettegolezzo sia, ma teneteci informati.

Ernesto Giacomino

1 febbraio 2019 – © Riproduzione riservata

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