Motta: è troppo tardi di Carmine Landi

«Io avrei messo la fascia e avrei chiuso tutto». Nell’ufficio della sua azienda, il leader dell’opposizione Gerardo Motta confessa quel che avrebbe fatto, se avesse indossato i panni del primo cittadino, per far fronte all’emergenza ambientale che vive la città. Lancia strali velenosi all’indirizzo dell’amministrazione comunale: «Sulla dottoressa Francese – afferma – si potrebbe dire il contrario di quanto sintetizzato in una frase che, a scuola, gli insegnanti dicono spesso ai genitori, cioè che si applica, ma non è dotata. La sua amministrazione s’è rivelata insipiente, preda di regie occulte illuminanti fin dai giorni della campagna elettorale».
L’imprenditore, che provò la scalata alla poltrona di primo cittadino prima d’uscir sconfitto dal ballottaggio con Cecilia Francese, usa il bastone e la carota con la sindaca, offrendole sostegno nella battaglia contro il compostaggio, ma senza lesinare stoccate all’endocrinologa e alla giunta. «Il nostro – rimarca – è un “no” convinto e deciso; siamo fermamente contrari alla realizzazione d’un impianto per la lavorazione dell’umido all’interno dello stir, e saremo accanto all’amministrazione in questa lotta, perché non vogliamo che la città paghi ancora un prezzo tanto alto». Eppure ritiene che ci siano delle colpe che a Palazzo di Città ognuno dovrebbe assumersi: «Le responsabilità sono dell’Ente, e valgono sia per la parte tecnica che per quella politica». Ed è a questo punto che Motta tira fuori il documento che presentò in conferenza dei capigruppo insieme ad Alessio Cairone, Renato Vicinanza e Luisa Liguori: «Attraverso quella ricostruzione – afferma l’imprenditore – abbiamo dimostrato dati alla mano che quest’amministrazione ha grandissime responsabilità, perché nell’arco degli ultimi quindici mesi avrebbe potuto far qualcosa per impedire la realizzazione di quest’impianto», E cita l’esempio di Santa Maria Capua Vetere: «Io non lo conosco neppure il sindaco di quella città, ma con un emendamento di poche righe ha salvato i suoi concittadini dall’impianto, e la motivazione addotta era l’eccessiva vicinanza del sito a una casa circondariale; non posso credere che, se avesse parlato di quanto sarebbero stati compromessi i nostri prodotti agricoli e l’eccellenza della nostra quarta gamma, la Francese non sarebbe riuscita a scongiurare l’ennesima scempiaggine ai danni del territorio». Un’allusione pure ai rapporti della sindaca con i vertici regionali: «Si vanta delle sue buone relazioni con Vincenzo De Luca e Fulvio Bonavitacola? Li blocchi!», Anche l’imprenditore è legato da un rapporto d’amicizia al governatore campano, ma adesso si schiera contro la sua decisione: «Sono battipagliese prima di tutto, e non posso accettare quel che sta accadendo». Eppure c’è tanta rassegnazione: «Si può fare ben poco; i progetti sono stati fatti e non è stato impugnato nessun atto; la Francese parla d’un’indagine a carico dei dipendenti, ma l’unico atto concreto è che lo stir si farà». Non confida neppure nel piano B dell’amministrazione, quello che mira al ridimensionamento del progetto e al compostaggio di comunità: «Per il calibro dell’investimento regionale, è una balla colossale. E poi possono pure dirle che si farà per poi lavorare su quantitativi maggiori…». Spera nella cittadinanza, Motta: «In pochi giorni, i cittadini hanno raccolto migliaia di firme, e allora m’auguro che, in un rigurgito d’orgoglio, scendano in piazza a dir di no, e che lo facciano in massa, perché ai tempi del cdr io ero tra i trenta battipagliesi che provarono a opporsi, e di fronte avevamo 400 celerini che ci diedero mezz’ora di tempo per andar via…». E sui miasmi conclude: «Se fossi stato il sindaco, avrei messo la fascia e avrei chiuso lo stir per stimolare Regione e Provincia a fissare un tavolo, e se la Francese teme una denuncia per interruzione di servizio pubblico, sappia che, in questo caso, sarebbe una medaglia da mettere sul petto».

8 settembre 2017 – © Riproduzione riservata
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