Mettete una domenica al mare… (di Marco Di Bello e Lucia Persico)

Spiagge libere che restano un miraggio, mentre gli interessi economici legati al turismo aumentano come dimostra l’assalto alle concessioni del demanio marittimo

Mettete che una domenica mattina decidiate di buon ora di recarvi al mare. Non volete spostarvi troppo e, per le poche ore libere che avete a disposizione, decidete di andare sul litorale battipagliese, quello dove da bambini giocavate, secchiello in una mano e paletta nell’altra. Giunti sul posto, l’amara sorpresa: la vostra spiaggia, quella dove “mammà” vi ingozzava con la “frittata di spaghetti”, non esiste più, mangiata dai più biechi interessi economici.
«Circa il 70% della situazione attuale – dice l’Assessore con delega al Demanio, Maurizio Mirra – l’abbiamo ereditato». Infatti, sino al 1999 la gestione del litorale era di competenza della Capitaneria di porto. Nel giro di due anni, però, le competenze sono passate dapprima alla Regione, per approdare nel 2001 al Comune.

Ma la situazione attuale qual è? Iniziamo col dire che secondo il Regolamento disciplinante la concessione di beni del demanio marittimo, approvato con Delibera di Consiglio Comunale n. 219 del 31 dicembre 2001, «[…] va riservata alla libera e gratuita fruizione una quota percentuale dell’arenile non inferiore al 20% della superficie complessiva di spiaggia esistente destinata alle finalità turistiche e ricreative».
Apparentemente il problema sembra banale: raggiunto il limite cessano le concessioni. E, invece, la questione è piuttosto complessa per almeno due ragioni. La prima è la difficoltà oggettiva di valutare le dimensioni di un arenile frastagliato e soggetto al fenomeno dell’erosione e la seconda è l’alto numero di istanze inevase, che il Comune ha ereditato da Capitaneria e Regione. Ciononostante, con la Delibera Commissariale n. 13 dell’11 febbraio 2009, l’allora Commissario Straordinario Alfonso Noce dovette dichiarare che «[…] non è più possibile il rilascio di concessioni demaniali marittime che riducono ulteriormente la quota stessa […]», così da evitare qualsiasi altra speculazione.

Tuttavia, neanche questo è stato sufficiente. Da un lato, perché i tratti di litorale rimasti liberi sono quelli meno appetibili da un punto di vista turistico, come nel caso della spiaggia libera zona Foce del Tusciano. Dall’altro una serie di «errori di pianificazione» – così definiti dallo stesso Mirra – come quello occorso con il Disciplinare di attuazione del Piano Comunale delle Spiagge, approvato con Delibera di Giunta n. 152 del 15 giugno 2011. In particolare all’articolo 11, al comma 13, recita: «[…] le richieste di concessione di area demaniale marittima, da parte dei titolari di strutture ricettive turistiche prive di accesso al mare, sono accolte». Ovviamente, i gestori più attenti non si sono lasciati sfuggire questa ghiotta occasione annettendosi porzioni consistenti del litorale destinato alla spiaggia libera e a nulla è valso il ricorso presso il Tribunale Amministrativo campano, che ha visto soccombere il Comune, solo qualche giorno fa. Tutto ciò, chiaramente, a scapito delle porzioni di litorale libero, perché se nel 2009 era stato già raggiunto il limite del 20%, questa ulteriore annessione, dovrebbe – il condizionale è d’obbligo – aver ridotto ulteriormente il litorale libero. E, del resto, basta farsi una passeggiata sul bagnasciuga per rendersi conto della situazione: fra i lidi a pagamento, qua e là si trovano spiagge libere non più larghe di cinque metri. Corridoi di sabbia, che già con tre ombrelloni risultano saturi.

Tutto ciò, in una situazione sempre più precaria dal punto di vista ambientale. Permane, infatti, il problema delle acque, per quanto l’assessore Mirra dica che «negli ultimi rilievi effettuati dall’ARPAC rientriamo nei limiti, ma le bandiere nere restano perché il confronto viene effettuato sulla media degli anni precedenti». Migliora, invece, la situazione scarichi a mare: «L’avvocato Amatucci – prosegue Mirra – sta facendo un grande lavoro e, proprio ultimamente, è riuscito a stilare un protocollo d’intesa col comune di Bellizzi». Nulla da fare, invece, per la questione pineta: come denunciato da più parti, la vegetazione che dovrebbe difendere le coltivazioni retrostanti la fascia costiera versa in condizioni precarie e, almeno per ora, non vi sono soluzioni in merito.
«L’unica speranza che ci resta – conclude l’Assessore Mirra – è la legge che dovrebbe entrare in vigore nel 2015: a quel punto le assegnazioni dovrebbero avvenire a mezzo di gare, non che questa sia la panacea contro tutti i mali del mondo, ma quanto meno si potrà dare un nuovo assetto a tutto il litorale».

E noi, nel frattempo, la frittata di spaghetti la mangiamo a casa.

Lucia Persico e Marco Di Bello

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