London actually

emilia01Un po’ diario di viaggio, un po’ vademecum: Emilia Esposito, universitaria battipagliese, racconta sei mesi di studio e lavoro nella capitale inglese

“La libertà ha la forma di un aereo che ti porta via e ti appoggia lontano da ciò che conosci, che ti costringe al confronto con gli altri, tutti gli altri, anche quelli di cui non capisci la lingua e la cultura, i principi etici e quelli alimentari.” Ho deciso di aprire il mio “racconto” di questa avventura con questa frase perché credo che in essa vi sia racchiuso tutto ciò che penso su questa esperienza. Da sempre Londra è la meta più ambita da tutti i giovani ragazzi, giovani che nutrono in questa città delle speranze, giovani che sperano di costruirsi un futuro. Bene, io ero una di questi giovani. Il 17 Marzo 2016, dopo la fine del mio percorso di studi universitari, ho deciso di partire e di trasferirmi proprio nella città tanto amata: Londra. Quando, prima di partire, come tutti i ragazzi fai delle ricerche, trovi pareri del tutto discordanti tra loro; sicuramente, oggi, di ritorno dalla mia esperienza, posso tirare le somme e raccontare dal mio punto di vista cosa succede ad una giovane battipagliese che a 23 anni, con una valigia e un bagaglio a mano mette piede nella grande città metropolitana.

I PREPARATIVI
Quando a gennaio ho deciso di partire, ho cominciato ad informarmi un po’ su cosa potesse essermi utile prima di intraprendere il mio percorso. Navigando sul web ho trovato milioni di siti, blogger, fan sfegatati della grande metropoli, italiani che vivono a Londra e pagine Facebook che dispensavano consigli su tutto, e per tutto intendo consigli su ogni minimo particolare, dalle compagnie aeree più convenienti per il viaggio ai supermercati dove poter trovare cibo italiano per i nostalgici. Così, giorno per giorno ho cominciato a comporre il mio piccolo puzzle, ho cercato casa, ho creato il mio primo curriculum in inglese, ho prenotato il volo, ordinato la mia scheda inglese.

LA PARTENZA
Il giorno della partenza è arrivato molto prima di quanto in realtà mi aspettassi, ma del resto si sa, in questi casi i giorni a disposizione per i preparativi non sono mai abbastanza. Tutti i miei buoni propositi però sono svaniti proprio nel momento in cui ho messo piede in terra straniera, in quel momento in cui capisci che sei rimasta sola, lontana da casa, senza amici, senza la famiglia, senza poter parlare liberamente con qualcuno nella tua stessa lingua. Pensavo fosse quello il momento più difficile, mi sbagliavo. Spiegare così, in queste righe, la sensazione che si prova non è facile. Più passavano le ore e più mi rendevo conto di quanto siamo fortunati con la tecnologia di oggi che ci permette veramente di accompagnarci in ogni passo della nostra giornata. L’app Citymapper è diventata la mia migliore amica, compagna di viaggio, mi aiutava a sentirmi più sicura anche se il percorso era lo stesso del giorno precedente.

L’AMBIENTAMENTO
Dopo i primi giorni passati a fare la turista, è cominciato il periodo più difficile della mia esperienza all’estero. È una sensazione strana quella che si prova, i giorni passano in fretta ma allo stesso tempo sembra di essere lontana da casa da una vita. Dopo la prima settimana a Londra parevano mesi i sette giorni trascorsi. Uno stato d’animo difficile da spiegare che può capire solo chi ha vissuto in questa città che sembra assorbire tutto il tuo tempo. Così, con il morale a terra ma con la voglia di resistere, ho cominciato a cercare un lavoro. Le frasi standard che ogni ragazzo si sente ripetere milioni di volte quando prova ad avere consigli sul lavoro a Londra sono: “trovare lavoro è semplicissimo”, “troverai lavoro in 3 giorni”, “non esistono ragazzi che non hanno trovato un lavoro a Londra”. È vero, tutto vero, posso confermare, una mattina sono scesa in strada, 10 curriculum in borsa, ho percorso la strada principale che portava dalla metropolitana a casa mia e nell’arco della giornata ho ricevuto tre chiamate per fare delle prove di lavoro. Quello che però cerco di spiegare è che non sono dei consigli sul web a prepararti all’impatto emotivo, non sono dei siti internet a spiegarti le sensazioni che si proveranno, il conto in banca, la casa condivisa con 10 persone, il curriculum e il lavoro sono step complicati, è vero, ma nulla rispetto ai problemi veri e propri.

GLI ITALIANI A LONDRA
Il tasto dolente sono proprio loro, gli italiani a Londra, quelli che credi che possano darti una mano, quelli in cui confidi nel momento del bisogno, che speri ti facciano sentire un po’ a casa. Il problema di questa città è che assorbe tutte le tue energie, tutto il tuo tempo, soprattutto se sei un giovane ragazzo italiano che nel 90% dei casi finisce a lavorare nell’ambito della ristorazione, facendo turni di 10/12 ore al giorno. Il tempo libero, il dayoff diventa veramente off-limits, il tuo giorno libero sarà sempre diverso da quello dei tuoi amici, il tempo sarà sempre uggioso e finirai per passare il tuo dayoff a casa a dormire.
Se avessi concluso questo mio racconto prima del mio rientro in patria, magari sarebbe finito qui, un racconto decisamente negativo che scoraggerebbe chiunque avesse un minimo di speranza in questa città. In realtà, nonostante le mille difficoltà, nonostante i miei sei mesi non siano stati sicuramente i migliori della mia vita, oggi come oggi alle persone che mi chiedono “ma rifaresti la stessa scelta se potessi tornare indietro?” risponderei di si, farei quest’esperienza di nuovo, decisamente, perché nulla ti dà forza come un’esperienza del genere, non capirai mai cosa vuol dire ascoltando solo i pareri di chi ci ha vissuto, non apprezzerai mai il valore della tua terra fino a quando sarai abituato sempre e solo ad essa, non capirai mai quanto può valere un giorno di sole se vivi nel sole.

Ciò che non dimenticherò mai saranno gli occhi lucidi che ho visto sui volti delle persone quando raccontavo da dove provengo, quando con orgoglio affermavo di essere italiana, perché è proprio in questi casi che capisci quanto sei fortunato a vivere qui.

16 settembre 2016 – © Riproduzione riservata
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