Liguori: «Serve esperienza, non improvvisazione»

Ha ancora voglia di fare e di dare. A 67 anni lo spirito e la verve non gli mancano. Anche se lo incontriamo in un momento di tristezza dovuto alla scomparsa di Roberto Maffia, al cui ricordo Alfredo Liguori dedica i primi momenti della nostra chiacchierata. Ed è proprio parlando del vecchio amico, al cui fianco fu vicesindaco, che traspare il lato umano e la spinta a impegnarsi per la sua città.
«Non è più il paese delle partite di calcio in strada o del basket. Io sono uno che ha vissuto da vicino gli ultimi quarant’anni di storia di questa città e ho memoria di quelli precedenti. La mia famiglia e la mia storia sono profondamente legate a Battipaglia. In quest’anno abbiamo perso un pezzo importante della sua storia». 
Un velo di tristezza cala sulla conversazione, ma la voglia di rimettersi in gioco, la convinzione di essere stato “chiamato” a una sorta di missione è più forte del dolore.
«Sono in pensione, ma questo è un vantaggio. Fare il sindaco di questa città è un lavoro da svolgere a tempo pieno. Non si può fare a metà. Sono abituato a trascorrere il mio tempo tra la gente. Parlo con tutti, ascolto molto. E in quest’ultimo anno ho raccolto un grido di dolore, una richiesta di aiuto. Uguale sia per il benzinaio, che per l’operaio o il professionista».

È già stato sindaco dal 2002 al 2006, quando fu sfiduciato. Perché tornare?
«Allora c’erano i partiti e la politica era altra cosa. La coalizione e gli accordi si reggevano sui partiti. Ora invece c’è un premio di maggioranza che addirittura consente di diventare consigliere a persone che hanno meno di cento voti e di tenere in piedi l’amministrazione con numeri blindati. Il sistema è diverso, quindi mi appresto a mettere in piedi uno schieramento che possa prendere il premio di maggioranza e governare con serenità. Credo che occorra un programma serio che accolga le richieste e le esigenze della popolazione. Su quattro semplici direttrici: ambiente, turismo, sicurezza e cultura. Mai più decisioni prese dall’alto che possano aggravare il problema ambientale, riqualificazione della litoranea, vigili di quartiere e un teatro comunale come si deve. Cose semplici da cui partire. Poi bisogna saper cogliere le occasioni per portare fondi comunitari e regionali».

Dei fondi comunitari lei si occupava quando fu assessore con Santomauro. Un’esperienza utile? «Utilissima. Avevo un team che ha lavorato benissimo. Molti risultati si stanno vedendo ora. Per la progettazione occorrono professionisti del campo. È necessaria esperienza, non improvvisazione. Questa è una città che non può essere amministrata da una sola persona. Occorre una nuova classe dirigente. Si deve partire dalle professionalità che ci sono e formarne altre per il futuro. Al momento guardandosi intorno c’è il vuoto. E questo spaventa i giovani qualificati che fuggono. Invece le occasioni devono averle qui».

Ma lei giovane non è… «Io porto l’esperienza, che è altrettanto importante. Non ci si può improvvisare, ripeto. La macchina amministrativa è complessa e bisogna imparare a conoscerla. Ma mi sono circondato di giovani in gamba e altri, sono sicuro, si avvicineranno. Che al momento manchi una leadership giovane e convincente si capisce dalle candidature già in campo. Tra l’altro, il fatto che nonostante l’attuale sindaco stia per portare a termine il mandato ci siano già almeno cinque concorrenti in lizza deve indurre a riflettere. Una valutazione che ovviamente lasciamo agli elettori».

Come sarà la sua campagna elettorale?
«Come sempre. Tra la gente, in giro a parlare con tutti. Faticoso certo, ma l’unico vero sistema per capire le esigenze reali della città. Ho letto e studiato il Dup (documento unico di programmazione) del sindaco in carica. Lì c’è il suo programma. Invito tutti a leggerlo. Poi insieme costruiremo il nostro». 

Oggi però c’è molta sfiducia. Come pensa di superarla? «Una difficoltà che avremo tutti. Bisogna saper cogliere le attese dal basso e poi, però, realizzarle. Non serve solo denunciare i problemi dai palchi». 

Candidati sindaci: secondo lei c’è un favorito? «Nessuno potrà vincere al primo turno, troppe divisioni e troppi candidati. Al ballottaggio sceglierà la città. Spero non di pancia, ma con la testa e magari con il cuore». 

Stefania Battista

18 dicembre 2020 – © Riproduzione riservata

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