Lettera aperta alla sindaca Cecilia Francese


Egregia signora Sindaca,
mi presento: sono Simonetta Nunziata, persona con disabilità, presidente dell’associazione AbilmenteInsieme, federata FISH Campania Onlus. (…) Premesso che la mia vuole essere una critica costruttiva ai fini del bene della comunità, esprimo il mio netto dissenso al progetto proposto nelle scuole, dal Comune in collaborazione con la Consulta dei disabili, poiché lo ritengo incapace di promuovere i concetti di inclusione e di valorizzazione delle diversità come risorse di accrescimento e completamento della comunità. Tale progetto invece favorisce la costruzione di simboli quali archetipi di eccezionalizzazione con tanto di logo del tipo… “io che sono sfigato qui posso entrare”. (…) L’esatto contrario di quanto sancito dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.

Ma che cos’è la disabilità? Può apparire inutile ritornare su questo concetto. Ma a questo punto non lo è data la continua adozione di espressioni quali diversamente abile o l’impiego  di aggettivi tipo sfortunati nel linguaggio mediatico (come apparso su alcuni quotidiani), pubblico e istituzionale. Condividere la corretta definizione significa non solo comprenderne e promuoverne il contenuto valoriale e culturale, ma anche le scelte, le azioni concrete e gli strumenti con cui si intende procedere. La sola e unica definizione possibile, sul piano scientifico (OMS-ICF) e sul piano culturale e giuridico della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, è appunto: persona con disabilità. La disabilità è una condizione di vita determinata dal rapporto tra la persona e il suo ambiente. La disabilità è pertanto la risultante di una relazione (persona/ambiente sfavorevole) condizionata da trattamenti differenti ingiustificati (discriminazione) e da carenza di pari opportunità. Io, persona disabile, non mi considero sfortunata in quanto impossibilitata alla fruibilità dello spazio pubblico e privato; mi ritengo invece discriminata in quanto cittadina italiana e lesa nella mia dignità di persona allorché le politiche del comune nel quale risiedo non rendano esigibile gli articoli 2 e 3 della Costituzione e gli articoli della CRPD, pur avendone deliberato la sua attuazione. Credo che nelle scuole vadano promossi progetti d’inclusione; significa curare la comunità per curare le persone.

Tornando all’iniziativa promossa dal Comune, presumibilmente i negozi che abbatteranno le barriere osserveranno la legge e verranno premiati con un aumento di consumi. Ma la persona con disabilità, spesso privata dell’esercizio dei propri diritti inviolabili, probabilmente non potrà dedicarsi allo shopping, dovendo provvedere ad altro genere di soddisfazione di ciò che in sé sarebbero diritti, ma che un contesto politico-culturale sbagliato identifica quali bisogni da sfiga. Non mi interessa vivere in una città a misura di disabili; mi sentirei discriminata e discriminante. Voglio vivere sulla base delle pari opportunità in una città accessibile ed a misura di tutti. Non mi interessa essere assistita, mi preme partecipare.

Per farmi comprendere le faccio un esempio. L’altro giorno ho accompagnato il mio nipotino di 5 anni al palazzetto dello sport Zauli, al fine di avvicinarlo a un’attività sportiva. Il luogo è stato per me, persona con disabilità in carrozzina a motore, completamente accessibile sia nello spazio sia nella relazione; un contesto inclusivo in cui non si è determinata l’eccezionalità di una diversità, quanto invece l’offerta di una competenza. Sulla base delle pari opportunità io, tetraplegica, ho avuto modo di portare su un campo di gioco la vivacità di un bimbo non per un evento specializzato, ma nel pieno esercizio di un affettività parentale. L’accessibilità di un contesto ha reso possibile la mia partecipazione attiva e l’esempio della mia partecipazione ha restituito valore e risorsa sociale a tutti gli attori di quel contesto, senza sottolineature del caso. Questo a significare che se è il contesto a determinare la possibilità o meno di un’azione, è pure vero che la stessa azione può formare il contesto a una data possibilità. Dicesi inclusione. (…)

Sindaca, credo che la nostra città non parta da zero, ma per costruire e promuovere una cultura della partecipazione sulla base delle pari opportunità occorre valorizzare e non specializzare le diversità, promuovendone i giusti contenuti e la corretta informazione. Rendere Battipaglia una città a misura di tutti è un impegno che tutti  (cittadini, enti, associazioni e istituzioni) sono chiamati ad assumere, abbattendo insieme ai gradini, tutte quelle barriere d’insalubre competizione, inutile diffidenza, sciocca conflittualità. Sulla base di una solidale collaborazione. Si vince il bene di tutti.

La ringrazio per la sua attenzione e per il tempo che dedicherà alla riflessione in merito.

Simonetta Nunziata

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