Le responsabilità della classe dirigente: oltre l’indignazione, il coraggio del cambiamento (di Luca Lascaleia, 14/02/2014)

Un dibattito sulla classe dirigente cittadina, una seria analisi su limiti, responsabilità, obiettivi raggiunti e non, può essere davvero un segnale di maturità, che può aiutare a non ripetere più errori del passato, lontano e recente, che oggi paghiamo a caro prezzo, e aiutarci a rinnovare i soggetti che rappresentano le posizioni di comando nella nostra città, per guardare alla realtà dei nostri giorni con nuova fiducia. Ma per fare questo è necessario individuare al meglio chi è la classe dirigente, senza inseguire inutilmente facili sentimenti di rabbia o indignazione che spesso, quasi sempre, mascherano processi di auto-assoluzione ad personam individuando solo negli “altri” i limiti, e in se stessi “i pregi” del cambiamento, perché cosi corriamo il rischio di cambiare tutto per non cambiare niente. 

Il primo errore che di solito, spesso intenzionalmente, si commette è quello di voler individuare come classe dirigente solo ed esclusivamente chi ha ruoli di rappresentanza politica. 

La politica rappresenta senza dubbio un pezzo ampio di classe dirigente, che viene eletta direttamente sulla base del consenso durante le elezioni, o come solo nel caso del Partito Democratico, durante i congressi dagli stessi cittadini. Ma, anche se con diverse modalità di selezione, formano la classe dirigente tutte quelle persone che occupano posizioni di comando in economia, imprese, enti ed uffici pubblici, cultura, università, sindacato, che hanno cioè la possibilità al pari della politica, attraverso le loro scelte e il loro operato, di dare un diverso indirizzo a molti aspetti della vita comune. La maturità nei confronti dei battipagliesi, da parte di chi è già o di chi si candida ad essere classe dirigente, sarà vera solo aprendo un confronto su temi concreti, dove ognuno mette la sua posizione personale, con le relative assunzioni di responsabilità nel bene e nel male, senza la volontà per alcuni di passare per indignati, arrabbiati o edulcorati e garbati (secondo la convenienza del momento) turisti canadesi degli ultimi 20 anni di vita cittadina. Sono convinto che questo confronto può e deve essere portato avanti anche dai partiti e dalla politica, che hanno di certo il pregio di avere un punto di vista più ampio e variegato di contenitori personali e soggettivi, che spesso non vanno oltre la rappresentazione del pensiero unico. Deve essere, e sarà così per quello che ci riguarda, in una seria analisi di critica e autocritica dei pregi e difetti mostrati nella nostra funzione di rappresentanza politica. 

Allo stesso tempo la nostra responsabilità e il nostro impegno a costruire un percorso capace di trasformare la rabbia e l’indignazione in speranza e fiducia in un futuro possibile, per rispondere alle domande di cambiamento della nostra città, senza cadere in personalismi e superficialità che cercano di eliminare le differenze che ci sono, e sono tante, nelle soluzioni che la politica e la classe dirigente devono offrire al futuro della nostra comunità ed in maniera particolare alle nuove generazioni, che per primi e in prima persona devono sentire l’impegno di essere il cambiamento.

Luca Lascaleia
(Segretario cittadino PD)

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