Le piante natalizie e i loro usi fitoterapici

Il Natale è alle porte e le case si addobbano a festa. Fiorisce l’elleboro, la stella di Natale, si raccoglie nei boschi il vischio e il pungitopo, si addobba l’abete. Poi si utilizzano l’anice stellato, la cannella, i chiodi di garofano.  Ma queste piante, oltre a essere splendide decorazioni, a cosa servono?
Abete: appartiene alla famiglia delle pinacee e ne esistono varie specie (Picea Abies L., Abete rosso, Abies alba Miller, Abete bianco, sono le più diffuse) adoperate principalmente in fitoterapia per il contenuto di olio essenziale. Si utilizzano le gemme apicali della pianta oppure l’essenza estratta in corrente di vapore. Entrambe le droghe hanno una funzione balsamica ed espettorante, e vengono adoperate nelle affezioni delle vie respiratorie principalmente per inalazione attraverso suffumigi in acqua bollente.
Anice stellato: Illicium verum Hooker, pianta originaria della Cina e del Vietnam, molto utilizzata come aromatizzante in liquoreria. Contiene una piccola quantità di tannini ad effetto astringente e soprattutto olio essenziale il cui costituente principale è l’anetolo. Tradizionalmente il decotto favorisce la digestione, inibisce le fermentazioni intestinali, assorbe i gas, allevia la sensazione di pesantezza. Utile contro le diarree e la tosse.
Cannella:Cinnamomum verum J., Cannella di Cylon, originaria dello Sri Lanka. La droga è costituita dalla corteccia. In commercio si trovano le cosiddette stecche costituite da più cortecce, una dentro l’altra, avvolte su sé stesse e di varia lunghezza. Le proprietà sono tante: non è solo una pianta aromatizzante, ma è anche stimolante e ipoglicemizzante. L’olio essenziale di cannella ha dimostrato una forte azione antibatterica e antifungina.
Chiodi di Garofano:Eugenia caryophyllus C. Spreng, originari del Madagascar. Della pianta si utilizzano i boccioli floreali essiccati oppure direttamente l’olio essenziale ottenuto per distillazione in corrente di vapore. I chiodi di garofano sono utilizzati comunemente come spezia in cucina e per decotti disinfettanti e antinfiammatori, mentre l’olio essenziale trova impiego come antimicrobico, antinfiammatorio e anestetico, in particolare in campo odontoiatrico.
Pungitopo (Rusco):Ruscus aculeatus L, pianta perenne, dalla tipica bacca rossa, comune nei boschi di tutta l’Europa centrale e meridionale, in particolare nelle leccete. La parte utilizzata in fitoterapia, cosiddetta droga, è costituita dai rizomi e dalle radici che contengono, steroli, acidi grassi, una piccola quantità di olio essenziale, derivati benzofuranici e flavonoidi. L’attività farmacologica è attribuita in particolare al contenuto di eterosidi della ruscogenina e della neoruscogenina. Si utilizza per le sue proprietà anti edematose e venotoniche. Il rusco è una delle piante maggiormente utilizzate nelle pomate per le varici e per le emorroidi. Per uso interno si utilizza allo stesso scopo generalmente abbinato ad altre piante.
Rosa di Natale (Elleboro): Helleborus niger L, pianta che inizia a fiorire proprio nel mese di dicembre. Contiene principi attivi cardiotonici ma non viene utilizzata in fitoterapia per la sua elevata tossicità.
Vischio:Viscum album L., pianta semiparassita, tradizionalmente utilizzata per la sua azione ipotensiva. Alcuni principi attivi estratti e isolati da questa pianta sono allo studio per le loro possibili attività immunostimolanti e antitumorali. L’uso improprio della droga, in particolare sotto forma di tisana, può risultare tossico. Le nostre nonne erano solite farne un decotto e immergerci le mani per trattare screpolature e geloni.

Simona Otranto

6 dicembre 2019 – © Riproduzione riservata

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