L’autonomia del Sud (di Saverio Santovito, 15/02/2012)

È vero che il Nord, rispetto al Sud, è più industrializzato, più ricco, più organizzato, più dinamico, più avanzato, più sistema produttivo, con Pil nettamente superiore, ma questo grazie anche ad un Sud che compra una quota rilevante dei suoi prodotti; a loro filiali (tra banche, assicurazioni, aziende varie) dislocate sul nostro territorio; ai nostri studenti che frequentano le loro università; ai nostri ammalati che si curano presso i loro ospedali; ai meridionali (di tutti i livelli di attività) che lavorano presso di loro; a beneficio della loro crescita economica e redditività. E questo è nostro denaro e reddito che trasferiamo al Nord a vantaggio del loro sistema economico e finanziario. E del loro benessere.  E percìò essi, e la rompi Lega,  non si lamentino  del meccanismo di redistribuzione del reddito in forza del quale il Sud ottiene benefici di ritorno a integrazione e sostegno del suo fabbisogno finanziario (purtroppo anche di sprechi).  Da cui l’attacco al potere politico centrale al grido di “Roma ladrona” e il monotono ritornello “Secessione, secessione”… Basta, basta con i loro strombazzamenti propagandistici e offensivi. Tanto è il sangue ed il merito meridionale che scorre nelle loro posizioni di vantaggio. Mi chiedo innanzitutto cosa sarebbe lassù senza la nostra contribuzione. E se tanti fondi stanziati, come i Fas, o altri finanziamenti da destinare al Sud non venissero astutamente dirottati al Nord. E la spogliazione ad opera del Risorgimento? Noi, è vero, abbiamo da rivedere molti ingranaggi che non giovano allo sviluppo industriale, avviando con più convinzione e perseveranza un processo di innovazione, quanto meno di riorganizzazione delle attività tipiche del nostro territorio (…). E poi mi chiedo che ne sarebbe del Nord, il cui pensiero va sull’ali dorate, che ostenta tanta superiorità mentale e creativa, se cominciassimo a produrre sui nostri territori i beni che acquistiamo da loro, se ammodernassimo strutture e organizzazioni ospedaliere, universitarie e quant’altro, dando impulso anche quaggiù ad un sistema industriale e organizzativo più efficiente e redditizio, da favorire l’occupazione dei nostri operai e dei nostri giovani diplomati e laureati, categorie migranti, in casa propria. (…) Cerchiamo di sprigionare le nostre energie intellettive e creative, vantiamo tanti meriti, eccellenze e primati storici, da indurci a sollevarci di morale, di fiducia e di impegno per promuove risvolti favorevoli e prospettive di sviluppo di marca nostrana. Cerchiamo di fare impresa anche da noi. Ne possediamo le qualità ma mancano le spinte culturali e politiche. Perciò, voi politici ed imprenditori, che condizionate le sorti del territorio e della popolazione, non restate chiusi nei vostri calcoli e difese di posizioni personali, apritevi al bene del territorio, al bene comune, per un avvenire di giustizia sociale e riscatto del Sud. Sarebbero efficaci convegni, seminari e dibattiti finalizzati a coinvolgere proficuamente la collettività in un sussulto di partecipazione attiva ed in particolare responsabilizzando i giovani che devono essere protagonisti delle scelte strategiche del loro futuro.

Saverio Santovito

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