Landolfi passa la mano

Nicola-Landolfi02Salernitano di nascita, battipagliese d’adozione. Nicola Landolfi, 46 anni, segretario provinciale del Partito democratico, è diventato, negli ultimi mesi, una figura di riferimento per la politica di Battipaglia. Per un bel po’ di tempo, infatti, i vertici di sezione del partito, guidati dal coordinatore cittadino Davide Bruno, hanno corteggiato il presidente di Salerno Energia affinché accettasse la candidatura alla poltrona di primo cittadino in vista delle prossime amministrative. Alla fine, tuttavia, Landolfi ha deciso di restarne fuori, e lo ha fatto di buon mattino, lunedì 11 gennaio, con un lapidario post su Facebook.
“Non sono candidato”: una dichiarazione laconica che chiude definitivamente le porte a settimane in cui, all’ombra del Castelluccio, di Landolfi s’è discusso tantissimo. Quali sono le motivazioni alla base d’una simile scelta?
«Proprio perché si è discusso tantissimo, la decisione andava comunicata in modo semplice e soprattutto rapido. Vista l’insistenza del Pd locale, mi sono preso tre settimane per valutare una proposta così importante. Alla fine, ho deciso nell’interesse più generale, del mio ruolo provinciale e dei miei impegni professionali».
Ci si avvia, a Battipaglia, verso le amministrative più difficili di sempre. E per il Pd, dopo alcune scelte discutibili fatte in passato, il gioco è ancor più complesso. Da quali punti fermi devono ripartire i democratici battipagliesi? Quali criteri vanno individuati per la definizione delle candidature?
«Non credo che queste siano le più difficili. Il Partito democratico deve ripartire da sé e superare definitivamente una fase congressuale e post-congressuale particolarmente confusa. Si deve organizzare e deve diventare partito, superando la logica dei gruppi e delle correnti. Intendo dare nel 2016 un contributo in più, iscrivendomi al circolo locale. Per le candidature bisogna miscelare persone di esperienza e novità, competenze e quartieri. Nessuno si deve sentire portatore sano del “verbo”; tutti, nessuno escluso, hanno avuto responsabilità per le vicende degli ultimi decenni. La politica non si fa né con la storia, né con il futuro, di cui non vi è mai certezza; si fa con il presente, con la concretezza e con la credibilità».
Da molti mesi al Partito democratico viene associato il nome di Gerardo Motta. L’imprenditore è un interlocutore in chiave elettorale? Può sottrarre voti al Pd?
«Motta è uno dei tanti autocandidati a sindaco di questa città. Ne abbiamo pure in mezzo a noi, per la verità. Ha occupato, con scaltrezza, uno spazio vuoto, durante le regionali. Ma siamo in una fase nuova e non sottrarrà nemmeno un voto al Pd, perché il suo elettorato non è il nostro».
Primarie sì, primarie no: sembrerebbe il ritornello d’una canzoncina pop. Lei, che ha il compito di indirle, crede che le primarie si faranno? E l’utilizzo del simbolo è scontato?
«A Battipaglia, l’uso del simbolo è certo. Le primarie si faranno se lo deciderà il locale direttivo. Io mi auguro che siano primarie di coalizione e che, cioè, servano ad allargare il novero delle liste di sostegno per chi dovesse vincerle. Altrimenti, se fossero soltanto del Pd, sarebbero un ulteriore elemento di indebolimento».
Quali sono le tre parole da cui il Pd dovrebbe ripartire per proporsi come valido rappresentante dei battipagliesi?
«Il Partito democratico deve diventare il partito della città. Un promotore sociale culturale, un punto di riferimento per la gente semplice, per il mondo delle imprese, per i quartieri. Se proprio devo dire tre parole, dico: normalità, ordine, lavoro».

 15 gennaio 2016 – © Riproduzione riservata
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