L’abbraccio – di Iole Palumbo

Tra pochi giorni avrebbe compiuto 40 anni e non aveva mai avuto nessun desiderio di maternità. Con lei l’orologio biologico aveva suonato invano. E quando qualcuno le diceva che un giorno si sarebbe sposata provava un fastidio epidermico, che non riusciva a penetrare oltre il terzo strato di pelle tanto era veloce ad allontanare da sé quell’idea. Quando per la prima volta si era trovata con le spalle all’obelisco di piazza del Popolo aveva deciso: Roma era la sua città. E così era stato. Purtroppo era dovuta tornare al suo paese, per una questione familiare, pochi mesi e sarebbe ripartita. La considerava una breve parentesi, una specie di vacanza catartica. 
Quella mattina si era fermata a parlare con le sue cugine, sentiva che la scrutavano con compassione e stavano per chiederle se avesse deciso di sistemarsi, sì questa era la parola che usavano: sistemarsi. Cioè? Adeguarsi al sistema? Aveva sorriso tra sé e sé, cercando una via d’uscita. Eccola, Elisa! La sua vecchia compagna di banco, avevano organizzato decine di collettivi e autogestioni assieme. Poi lei aveva incontrato il suo compagno e si erano perse. Corse ad abbracciarla, ma la sentì rigida. “Ci stringiamo?” disse allontanandosi. Non ci aveva pensato, la tv predicava da giorni niente abbracci, baci e strette di mano. Girava una brutta influenza, con una strana sigla covid 19. Ma era in Cina e lì mangiano i pipistrelli. Le veniva da ridere, “Quelle raccomandazioni al Sud non sarebbero mai state ascoltate”. E poi era Carnevale! Quel giorno, però, Elisa l’aveva turbata. 
Gli incontri della mattinata le avevano suscitato un senso di nausea, pensava agli happy hour di Ponte Milvio! Si mise a letto senza pranzare, moriva di sonno. Le coperte parevano un macigno. Le buttò via, provò a chiudere gli occhi e sentì degli spilli che trapassavano la cornea. Ora tremava dal freddo. Maledisse quelle due che l’avevano costretta a fermarsi così sudata. Il termometro era nel comodino affianco, doveva solo girarsi e aprire il cassetto. Il braccio era un corpo estraneo, non riusciva a trasmettere il comando. Finalmente riuscì ad afferrare quell’aggeggio. A fatica mise a fuoco il numero che lampeggiava rosso: 39.8. 
Cercò di respirare, doveva raggiungere il bagno, prendere un antipiretico e tutto sarebbe tornato a posto. Il prossimo anno al diavolo le sue convinzioni sui metodi naturali, avrebbe fatto il vaccino e non avrebbe più patito questo strazio. Si trascinò avanti allo specchio quasi a carponi, mantenendosi al muro. Era sicura di essersi guardata al suo rientro e di aver visto i suoi occhi grandi e intensi. Adesso non distingueva la pupilla, c’era rosso ovunque. 
Mandò un vocale alla sorella e lei disse che avrebbe lasciato un piatto caldo avanti alla porta, ma non sarebbe entrata. C’era da aspettarselo, fin da piccole era stata una fifona egoista. Chiamò allora il medico che prescrisse un antibiotico e le intimò di non uscire.  Non le restava che mettersi a letto e aspettare. 
Per ore nessuno si fece vivo, poi il telefono squillò, era il suo parrucchiere. “No, non era proprio il momento!” pensò. Da quando era tornata, la chiamava ogni volta che doveva fare pubblicità ad un nuovo prodotto. Lui sfruttava le sfumature naturali dei suoi capelli e lei aveva la piega gratis. Ma stavolta no. Era furibondo, la ricoprì di insulti. Se non aveva capito male, il suo negozio si era svuotato appena le clienti avevano ascoltato un audio con la voce di sua sorella. Diceva al marito: “quell’imprudente, si è beccata il corona virus! Le piace andare in giro. Eh no, stavolta non l’aiuto. Ho i bambini non posso farle da balia!”.  
Aprì facebook e le apparve la sua foto e il suo nome: “chiunque abbia avuto rapporti con questa persona è pregato di chiudersi in casa per 15 giorni”, a pubblicarlo era qualcuno che neanche conosceva, residente a Roma. Evitò di aprire i 132 commenti per salvaguardare la sua salute mentale. 
Si affacciò al balcone e vide le finestre intorno tappate, la signora di fronte con una valigia saliva in auto spingendo i figli che la imploravano di portare via anche la play. Eppure la febbre era scesa con una sola tachipirina. Finalmente era serena.

Iole Palumbo

20 marzo 2020 – © Riproduzione riservata

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