La voce dei ripetenti

Fatti, indiscrezioni e colpi di scena, nella triste vicenda della società partecipata Alba, si susseguono a un ritmo così serrato che è quasi impossibile non essere superati dagli eventi.
È perciò utile precisare che sia l’articolo firmato da Stefania Battista (a pagina 3) che questo sono stati scritti prima dell’incontro tra la sindaca e i vertici di Alba, previsto per giovedì 20.
L’ultimo intervento sulla questione è il videomessaggio pubblicato su Facebook da Cecilia Francese che, sebbene espressione di una sola delle parti in causa, dovrebbe contenere notizie attendibili visto che la sindaca e i suoi collaboratori conoscono nei minimi dettagli la situazione economica, finanziaria e aziendale di Alba. Nei dieci minuti di video, la sindaca chiarisce l’attuale orientamento della maggioranza e prova a spiegarne le motivazioni. La ricetta Francese prevede una messa in liquidazione “controllata” e corroborata da un sostegno finanziario indiretto (affidamento del servizio parcheggi) finalizzata al consolidamento dei buoni risultati di bilancio ottenuti nel 2019, garantendo gli attuali livelli occupazionali; poi, se ci saranno le necessarie condizioni finanziarie e il parere favorevole dei revisori dei conti, dopo uno o due anni si potrà salvarla definitivamente. A detta della sindaca, questa sarebbe l’unica strada percorribile, visti i pareri negativi espressi dai revisori dei conti e il paventato probabile intervento della Corte dei Conti. Relata refero
Non è possibile sapere se sia, così come viene presentata, una strada agevole e senza rischi per i quasi cento dipendenti di Alba; a oggi (19 febbraio) appare come quella scelta dalla maggioranza, salvo colpi di scena tipo il gol (o l’autogol, dipende dalla prospettiva) di Marino al novantesimo. Chi scrive non ha tutte le informazioni necessarie né le adeguate competenze per valutare la fattibilità e l’efficacia della “risoluzione Francese”. L’unica evidenza è che le cause di questo tracollo aziendale vanno ricercate lontano, nelle scelte dei “padri fondatori” di Alba, nelle azioni e omissioni dei manager che si sono alternati alla sua guida e dei politici che hanno sottovalutato i problemi, rimandando le soluzioni. Per questo, in un momento nel quale servirebbero lucidità, competenze ed equilibrio, risuonano stonati gli interventi di quelli che per anni – da posizioni diverse ma sempre nel Palazzo – hanno assistito distratti alla deriva di Alba. Insomma, la materia è ostica e la lezione è difficile: gli ultimi che dovrebbero alzare la mano per suggerire la risposta esatta sono gli studenti ripetenti.

Francesco Bonito

22 febbraio 2020 – © Riproduzione riservata

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