La risposta di Battipaglia

Sono da poco passate le ventuno di una domenica che Battipaglia vorrebbe dimenticare, ma che ricorderà in eterno. Nelle stradine del centro, dove i palazzi che risalgono agli anni 60 e 70 sono più vicini ed il cielo lo puoi guardare solo a sprazzi, risuona la musica immortale di Pino Daniele. È sulle sue note che, almeno in via Italia, la città plaude alla speranza. È dal 9 marzo che l’Italia trema, oscillante tra la speranza e la paura. In questo fine settimana i contagi sono giunti anche qui, nel caloroso e disorganizzato Sud che mal si adatta alla clausura. È stato difficile far comprendere a tutti la necessità di misure così drastiche che poi, a ben vedere, avrebbero potuto esserlo ancor più. “Io resto a casa” è il messaggio che, più di ogni altro, abbiamo ascoltato in questi giorni e che, per la gente sociale e desiderosa di contatti della nostra città, è stato il più difficile da capire. Così, man mano che i giovani, costretti da madri e padri in preda all’ansia, comprendevano che forse era il caso di rinviare feste, raduni, aperitivi e pizze, a “resistere” e continuare a sfidare ordinanze e decreti sono stati soprattutto gli anziani. 
Per una volta la città si è stretta, anche se con tutti i distinguo, intorno alle istituzioni, plaudendo all’operato di Sindaco, polizia municipale e protezione civile. Invocando controlli e sanzioni che, ahimé, sono stati necessari per coloro che, nonostante tutto, hanno fatto orecchie da mercante all’emergenza nazionale. Decine le multe comminate nel fine settimana per essersi allontanati da casa “senza giustificato motivo”. Ma lo spirito dei battipagliesi, si sa, è polemico. Così si sono divisi anche tra coloro che ritengono assurdo ed incostituzionale il ritiro forzato nelle abitazioni e quelli che, invece, si sono trasformati in censori e fotografi da balcone. Nel complesso, comunque, seppure con qualche sforzo, il messaggio sta arrivando. Gli assembramenti sono pericolosi. Il contagio corre e non è dato sapere quando il picco verrà superato e la curva, finalmente, comincerà a scendere. 
In questi giorni le misure straordinarie si sono susseguite ad un ritmo incalzante. Dopo il decesso del 76enne bellizzese nell’ospedale di Battipaglia, le forze dell’ordine hanno ricostruito la catena dei contatti. Una catena lunga e tortuosa, purtroppo, che ha costretto diversi comuni a prendere altre misure eccezionali. Tra cui, a Battipaglia, la chiusura degli istituti scolastici anche al personale amministrativo ed Ata per una nuova sanificazione degli ambienti. Gli uffici comunali saranno chiusi al pubblico tutti i pomeriggi, anche nei giorni di ricevimento. Sarà possibile effettuare solo le pratiche urgenti. Si esce solo per far la spesa, andare in farmacia o far passeggiare il cane per i bisogni quotidiani.  
Le restrizioni pesano. A tutti. Far trascorrere le giornate sembra difficile. Ma ci si affida all’inventiva. Pulire casa, coinvolgere i bambini in giochi, disegni, canzoni. Darsi appuntamento sui balconi e sui social. Ogni telefonino è bombardato da messaggi, foto e audio. Spesso fake. Ma fanno ugualmente compagnia. E chi continua a lavorare non sa se invidiare chi è costretto a casa e corre meno rischi o esser contento di mantenersi in attività.
Eppure l’epidemia, ormai pandemia, dovrebbe insegnare a tutti una cosa. A riscoprire i valori veri. Quelli che fanno di una città una comunità. E Battipaglia, forse, è sulla buona strada. 

Stefania Battista

20 marzo 2020 – © Riproduzione riservata

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