La prosopagnosia (di Annalinda Palladino)

La prosopagnosia è un deficit percettivo acquisito o congenito del sistema nervoso centrale. Impedisce ai soggetti che ne sono colpiti di riconoscere i volti delle persone, anche dei familiari stessi. Vi sono tre sottotipi di prosopagnosia. La prosopagnosia appercettiva:  le persone che presentano questo disordine non sono assolutamente in grado di riconoscere i volti e sono incapaci di eseguire con successo giudizi tipo simile/dissimile, quando vengono loro presentate immagini di diversi volti. Potrebbero inoltre non essere in grado di riconoscere attributi quali l’età o il genere della persona dal volto. Ad ogni modo, potrebbero essere in grado di riconoscere le persone basandosi su indizi non-facciali come ad esempio i vestiti, l’acconciatura dei capelli o la voce.

La prosopagnosia associativa: deficit dei collegamenti tra il processo primario di riconoscimento dei volti e le informazioni semantiche che riguardano le persone, conservate nella nostra memoria. Cioè queste persone non riescono ad associare al volto della persona il nome, il rapporto (amico, parente, conoscente, collega di lavoro, etc.), la cronologia del rapporto, etc. I pazienti possono dire se le foto dei volti delle persone sono identiche o differenti e dedurre l’età e il genere dal volto ma possono non essere in grado di identificare successivamente le persone o fornire informazioni sul loro conto (per le quali devono basarsi su indizi non facciali). Tipicamente, queste persone non affermano che “i volti non hanno senso” ma che semplicemente non paiono distintivi in alcun modo. Messi di fronte alla foto di un parente non sarebbero in grado di riconoscerlo.

La prosopagnosia dello sviluppo: una forma di “prosopagnosia congenita”. Alcune persone nascerebbero con un deficit selettivo nel riconoscimento e percezione dei volti. I casi registrati suggeriscono che questa forma di disordine potrebbe essere altamente variabile e alcune ricerche più recenti che potrebbe essere ereditabile.

La prosopagnosia, oltre che congenita, può svilupparsi in seguito a traumi cranici o a ictus. In tutti i casi le lesioni che insorgono sono sempre bilaterali, tuttavia, l’emisfero destro pare avere un ruolo preponderante nel riconoscimento dei volti e quindi nell’insorgenza della patologia. Al momento non esistono cure per questa patologia neurologica. I pazienti possono sopperire alla sindrome impiegando, per il riconoscimento, particolari della persona (voce, capelli). Probabilmente, creando ponti che bypassino l’interruzione di neurotrasmettitori, si può pensare di risolvere questo disturbo ma è ancora tutto in fase di studio.

13 marzo 2015 – © Riproduzione riservata
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