La propoli

La propoli è un materiale resinoso, di colore variabile dal giallo al marrone scuro, raccolto dalle api sui germogli di alcune piante e da esse elaborato e arricchito di cere e secrezioni ghiandolari, a dimostrata attività antibatterica. Le api la utilizzano per irrobustire i favi e per rivestire le pareti interne delle celle utilizzate per la deposizione delle uova e l’allevamento delle larve. Viene utilizzata anche per sigillare l’arnia, chiudendo tutte le piccole fessure comunicanti con l’esterno e per mummificare i cadaveri di animali morti all’interno dell’alveare (api e predatori) che le api non riescono ad espellere, per costruire barriere di difesa. In sintesi, la propoli viene utilizzata insieme alla cera come materiale da costruzione, come isolante e come rivestimento protettivo per tutte le superfici interne dell’alveare. 
Contiene circa duecento composti che variano a seconda della provenienza geografica e botanica (in Italia e nelle zone temperate in genere, le principali fonti sono gli essudati delle gemme di alcune specie di Populus, nella zona topicale l’essudato delle foglie di Cistus e l’essudato dei fiori di Clusia, altre fonti di propoli sono ancora Ambrosia deltoidea, ed alcune specie di Baccharis e Xanthorrhoea). Mediamente la propoli è composta per il 50-60% da una resina e da un balsamo vegetale, per il 30-40 % da cere, per il 5-10% da olio essenziale e per il 3-5% da sostanze varie, tra cui minerali (1% circa) e residui organici delle api. I composti chimici presenti sono numerosi e diversi: flavonoidi (galangina, pinocembrina, quercetina, etc.) idrossiacidi aromatici e loro esteri (caffeico, ferulico, cinnamico, etc.), aldeidi (vanillina), idrocarburi, acidi alifatici, minerali, etc. 
La propoli possiede proprietà antinfiammatorie e antibatteriche ed è efficace negli stati infiammatori delle prime vie aeree, del cavo orale e non solo. L’attività antibatterica è stata valutata – sia in vitro che in vivo – su diversi ceppi batterici con meccanismi d’azione estremante complessi. Si ritiene che agisca sull’ RNA-polimerasi DNA dipendente dei batteri, inibendo la sintesi proteica e impedendo la separazione delle cellule batteriche figlie. Nel suo complesso, stimola la fagocitosi, ha attività antinfiammatoria, antiossidante, riepitelizzante e cicatrizzante. All’olio essenziale contenuto è infine attribuita l’attività anestetica locale
La propoli grezza viene raccolta con varie metodiche dall’alveare e successivamente si prepara una tintura idroalcolica che oggi viene decerata. Questa tintura è molto efficace contro le infiammazioni delle prime vie aeree quali rinofaringiti (raffreddori), tonsilliti, laringiti e in tutti i casi di gengiviti, parodontiti, stomatiti, piccole lesioni della mucosa orale. Attiva anche contro le cistiti. Per uso esterno si preparano pomate ed unguenti ad effetto anestetico e cicatrizzante indicate per il trattamento di ragadi (alle mani, anali o anche per quelle al seno procurate dall’allattamento ad esempio), emorroidi, acne, dermatite da contatto e piccole affezioni cutanee.

Simona Otranto

28 settembre 2019 – © Riproduzione riservata

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