La nostra vera grande Bellezza: l’aver ritrovato la sudata Memoria (di Alvise Manni)

Lo studioso di storia risorgimentale Manni loda la rilettura storica del Risorgimento fatta dagli alunni della Scuola Gatto e interviene sull’argomento

Per noi è un grande onore ed un vero piacere poter collaborare con il quindicinale Nero su Bianco, e ci siamo altresì sinceramente commossi avendo letto della lodevole iniziativa risorgimentale intrapresa della Classe 3 C della Scuola Media locale Alfonso Gatto, guidata dal collega prof. Gerardo Granito. Infatti negli ultimi anni per una serie di motivi personali, non ultimi alcune vicende familiari (mia moglie di Napoli infatti è una fervente neoborbonica), ho avuto la possibilità di studiare a fondo le complesse e misconosciute vicende del nostro Risorgimento (1860–1861). Infatti nel biennio 2010–2011 abbiamo curato, in concomitanza con le Celebrazioni Nazionali per i 150 anni dell’Unità d’Italia, come Presidente del Sodalizio culturale Centro Studi Civitanovesi di Civitanova Marche (MC), una serie di 8 Conferenze intitolate provocatoriamente ALTRI RISORGIMENTI “Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio…”. Abbiamo potuto così finalmente approfondire liberamente argomenti, fatti e tematiche che proprio la Scuola (Licei ed Università – sic – compresi) ci aveva sempre e solo presentati attraverso il malizioso filtro della vulgata ufficiale di Stato (preconfezionata e di parte), che come suole accadere nel corso di tutta la Storia, dà voce solo ai vincitori (Piemontesi) e non ai vinti (Borbonici e Pontifici). E questo non lo si chiami frettolosamente e superficialmente Revisionismo in senso negativo, quanto piuttosto una tardiva ma ineluttabile presa di coscienza di come il nostro travagliato, fatale ed inevitabile percorso unitario nazionale (che non mettiamo mai in discussione), sia stato sempre frainteso, misconosciuto e mistificato ad arte! Per fortuna 153 anni sono più che sufficienti per chi vuole trovare il coraggio di iniziare a valutare più serenamente, pacatamente (e quindi oggettivamente) quel remoto periodo che tanto ha inciso ed influenzato il nostro tempo presente; è doveroso oggi rendere giustizia alla Verità attraverso una attenta e minuziosa ricerca storica, a cui segua una acuta analisi storiografica che ci porti a comprendere la vita attuale e le sue contraddizioni, che partono da lontano.

Tralasciamo di elencare per motivi di spazio i numerosi torti subiti nell’ex Stato della Chiesa (in particolar modo nelle Marche dove attualmente abito) a causa dell’unificazione, e citiamo succintamente solo le problematiche relative al Regno delle Due Sicilie, in omaggio alla terra della testata che ci ospita. L’Unità non fu voluta da tutti (meno che meno dalle masse); non era scontato che ci si dovesse “piemontizzare” per forza: infatti allora ci fu una seria alternativa politica neoguelfa papalina; le capillari e sistematiche soppressioni degli Enti religiosi e le relative confische dei legittimi e secolari beni ecclesiastici (Leggi eversive del 1866 e 1867) dispersero un patrimonio di beni immobili e mobili a vantaggio di pochi speculatori anticlericali. Il Meridione era più industrializzato (strada ferrata Napoli–Portici del 1839, Antiche Ferriere calabresi, Setificio di San Leucio di Caserta, etc…) e molto più ricco del Settentrione (la Questione Meridionale e la piaga dell’emigrazione all’estero vennero dopo il 1861). La Guerra al Brigantaggio (1861–1865) fu una ferocissima guerra civile contro gli oppositori, con la quale si tentò di sopprimere le sacche di resistenza popolare, politica, religiosa e civile degli sconfitti. I primi lager moderni in Italia furono allestiti (vedi Fortezza di Fenestrelle presso Torino) per migliaia di militari borbonici (precursori degli IMI del secondo conflitto mondiale) colpevoli di non aver tradito il Giuramento fatto a o’ Rrè (Francesco II). Giusto 153 anni fa la bandiera borbonica aveva l’ardire di garrire ancora sulla Fortezza di Civitella del Tronto (TE) il 21 Marzo 1861 quando dal 17 era stato sprovvedutamente proclamato al mondo il neonato Regno d’Italia…

Per finire ritorniamo al mondo scolastico da dove siamo partiti e prendiamo in considerazione che nel generale stato di prevalente analfabetismo e povertà educativa preunitario, fra i sudditi regnicoli del Sud c’era (almeno nelle realtà urbane) una sufficiente rete scolastica ecclesiastica che garantiva una dignitosa educazione e scolarizzazione di base diffusa. Devo alla generosità del dotto amico prof. Giuseppe Fioravanti la possibilità di segnalare il presente raro ed interessantissimo documento d’archivio del 1861 ca, detto Quadro di insegnamento attuato dai Padri delle Scuole Pie nelle Provincie Napoletane, testimonianza che si può comodamente ritrovare e scaricare in Rete al link www.magisetplus.it/site/quadro-degli-scolopi dove è anche debitamente trascritto dal Fioravanti stesso (vedi tabella a sinistra). Si evince chiaramente come la proposta educativa fosse studiata attentamente mettendo l’uomo (la persona dell’alunno) al centro del sistema, cogliendone e rispettandone i fisiologici e naturali tempi di crescita ed apprendimento. Alternando sapientemente la cultura scientifica a quella umanistica, i Padri Scolopi da veri antesignani rispettavano il pluralismo cognitivo personale.

Per finire, se la Storia – come già detto – la scrivono i vincitori, che almeno la Scuola la legga questa Storia con occhi nuovi e cerchi di tramandare ai giovani la memoria di tutti i nuovi contributi che la rendono più vera senza tradire la testimonianza di ciò che è stato davvero (e tutto questo senza dover per forza osannare sempre l’Eroe dei due Mondi).

Alvise Manni

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